Gli Stati Uniti di Phelps

Phelps con il trofeo che lo elegge atleta olimpico più decorato di sempre (AP Photo/Matt Slocum)

Ventidue medaglie olimpiche totali. Diciotto d’oro, due d’argento e due di bronzo. Un bottino per cui l’Italia firmerebbe probabilmente con il sangue, visto che tra Londra 2012 e Pechino 2008 gli Azzurri hanno riportato a casa 16 titoli olimpici totali. Eppure non stiamo parlando di uno stato, bensì di un ragazzo di 27 anni di Baltimora: Michael Fred Phelps II. O più semplicemente il più grande atleta olimpico di sempre.

Immagino già le obiezioni: “Eh ma Phelps essendo un nuotatore è favorito dal fatto di avere tantissime gare a propria disposizione”. Vero, verissimo. Ma bisogna anche essere in grado di competere (e vincere) in un programma così pieno tra batterie, semifinali e finali. Tanto per dire, e senza voler sparare sulla croce rossa, Federica Pellegrini – talento smisurato e “motore” fuori dal comune – partecipa solo a due gare individuali e al massimo a tre staffette. Non ha nemmeno mai pensato di aggiungere i 100 e/o gli 800 al suo programma in una grandissima manifestazione internazionale, e le poche volte che l’ha fatto agli Europei spesso il tutto si è risolto non presentandosi poi ai blocchetti di partenza.

Ma torniamo a noi e torniamo a Phelps. Michael ha esordito alle Olimpiadi a Sidney nel 2000, a 15 anni, qualificandosi ai trials solo per i 200 farfalla. Il più giovane uomo americano a strappare un pass olimpico nel nuoto dal 1932. Chiuse quinto. Insieme ai 400 misti di Londra in cui ha terminato 4° (a 34 centesimi dal bronzo di Hagino e a 42 dall’argento di Thiago Pereira), quella è l’unica gara in carriera all’Olimpiade, su 24 totali, in cui non ha chiuso a medaglia. Il 92% delle sue gare a cinque cerchi, insomma, sono finite con un viaggio sul podio. E nell’81% di queste (il 75% del totale) il ragazzo di Baltimora ha fatto risuonare “The Star-Spangled Banner”. Nessuno tra i 20 atleti con più medaglie vinte ai Giochi Olimpici ha una percentuale così alta di ori, e anche allargando l’orizzonte ai top40 solo Carl Lewis, con 9 ori su 10 medaglie totali, riesce a superarlo.

Inutile poi dire che i 18 ori di Phelps eguagliano il numero totale di medaglie complessive vinte dal secondo pluridecorato all-time, la ginnasta sovietica Larisa Latynina. Ma non dovrebbe meravigliare visto che nella lista dei pluricampioni olimpici Phelps, con le sue 18 vittorie, ha il doppio degli ori dei più diretti inseguitori (sempre la Latynina, il fondista finlandese Paavo Nurmi, il già citato Carl Lewis e ovviamente Mark Spitz). Spitz a cui l’allievo di Bob Bowman ha tolto una manciata di record (tra cui anche quello di maggior numero di record mondiali battuti: 39 contro 33). Innanzitutto Spitz è, insieme a Matt Biondi e Ryan Lochte, il secondo nuotatore della storia per numero di medaglie olimpiche vinte. Peccato che le loro 11 siano la metà delle 22 di Phelps. Poi ovviamente c’è il record di maggior numero di ori in una singola edizione: gli inarrivabili otto ori di Pechino (con un sentito ringraziamento alla frazione di Jason Lezak nella 4×100 mista e all’arrivo del serbo Milorad Cavic nei 100 farfalla).

Ma Phelps nella classifica nel maggior numero di ori in una singola edizione dei giochi non è solo primo, è anche terzo (con i 6 di Atene) e 12° (i 4 di Londra). E in quella di medaglie totali per la singola edizione è primo (2008), secondo (2004) e nono (2012). Sembra quasi naturale se si pensa che prima del “Baltimore Kid” nessun nuotatore era mai riuscito a vincere l’oro nella stessa gara in tre edizioni consecutive delle Olimpiadi. Poi, chiaramente, è arrivato Phelps che c’è riuscito non una ma due volte, visto che a Londra ha chiuso la tripletta sia nei 200 misti che nei 100 farfalla.

Ma se ancora non vi bastano questi numeri e queste curiosità per capire la grandezza di un atleta irripetibile proviamo a fare un gioco. Facciamo finta che Phelps non sia un singolo atleta ma una nazione: gli Stati Uniti di Phelps. Nel medagliere assoluto l’allievo di Bowman figurerebbe al 12° posto assoluto – forte dei suoi 18 ori – dal 2004 al 2012. Dietro di lui ci sarebbero nazioni come Romania, Polonia, Olanda, Cuba e Spagna. A Pechino con i suoi otto ori sarebbe finito 10° nel medagliere, appena dietro all’Italia e davanti a Francia, Ucraina, Spagna, Kenya, Giamaica e chi più ne ha più ne metta. Ma non è finita qui, tenetevi forte. Nel medagliere all-time dei Giochi Olimpici (solo estivi, ça va sans dire) dal 1896 al 2012, gli Stati Uniti di Phelps sarebbero 40°, pari come ori con Austria e Argentina che ovviamente lo supererebbero solo per un maggior numero di argenti. Chi c’è dietro? 104 nazioni, tra cui Giamaica (nonostante Bolt!), Iran, Repubblica Ceca, Messico, Irlanda, Croazia e non vado avanti perché la lista sarebbe infinita o quasi. Per non parlare poi delle 73 nazioni che ancora aspettano la loro prima medaglia a cinque cerchi.

Sempre più difficile, medagliere all-time ma ordinato per numero totale di medaglie, senza pesare la qualità. Beh, gli Stati Uniti di Phelps fanno ancora un’onorevolissima figura. Le sue 22 medaglie lo piazzerebbero al 60° posto assoluto, alla pari con il Marocco che però ha vinto meno ori. Appena davanti a lui Portogallo e Croazia, subito dietro Lituania, Cina Taipei, Colombia e Slovenia.

Insomma, Michael Phelps è davvero il più grande atleta che i Giochi Olimpici abbiano mai visto. Era un semplice ragazzo di Baltimora come tanti, pur se talentuosissimo. Poi 24 competizioni olimpiche formate da 51 gare e 9.900 metri nuotati totali l’hanno trasformato in una leggenda. Anzi, LA leggenda. A cinque cerchi.

4 risposte a “Gli Stati Uniti di Phelps

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