The Miracle at Medinah

Martin Kaymer esulta: il “Miracle at Medinah” è appena diventato realtà (AP Photo/David J. Phillip)

José María Olazábal finalmente ha la sua vendetta. Una vendetta che aspettava da ben 13 anni. Da quel 1999 quando, alla buca 17 del Country Club in Brookline (Massachusetts), fu costretto ad assistere all’imbucata da 45 piedi (13,72 metri, ndr) dell’americano Justin Leonard che regalò la Ryder Cup al team a stelle e strisce al termine della più grande rimonta da quando a giocarsi la brocca d’oro con gli statunitensi è una selezione europea (1979, la Ryder si disputa invece dal 1927). All’inizio dell’ultimo dei tre giorni di gara, infatti, gli States erano indietro per 10-6 e arrivare ai fatidici 14 ½ punti, necessari per riportare la Ryder in USA per la prima volta dal 1993, sembrava impossibile.
Tredici anni fa si parlò di “miracle at Brookline”. Ma i miracoli, evidentemente, ogni tanto si ripetono. Anche se a parti invertite. E così Olazábal, ora nelle vesti di capitano e non di giocatore, ha potuto cancellare il ricordo di Brookline con il “miracle at Medinah”. Nonostante il furioso e miracoloso finale di Ian Poulter nella sessione di sabato pomeriggio, infatti, la squadra europea domenica mattina iniziava i 12 singolari indietro di 4 punti. Serviva, insomma, un miracolo tanto difficile quanto improbabile. Forse ancora di più rispetto alla rimonta americana del 1999, visto che il “comeback” stavolta era da effettuare in trasferta e non davanti al proprio pubblico. Ma quando c’è magia nell’aria tutto è possibile e l’Europa quest’anno non aveva ancora alzato bandiera bianca. Non poteva farlo nella prima edizione della Ryder Cup dalla morte di Severiano Ballesteros, il grande golfista spagnolo – padre putativo dell’Europa in Ryder – scomparso nel 2011. Il connazionale Olazábal aveva scelto in suo onore il colore delle divise europee, ornate anche della silhouette di “Seve”.
E allora pronti via e l’Europa vince cinque dei primi sei singolari con Donald, Poulter, McIlroy, Rose e Lawrie che impattano il punteggio a quota 11. Tutto torna in gioco. L’Europa vola sulle ali dell’entusiasmo mentre i polsi americani tremano. I match sono tiratissimi ma “in the clutch”, come dicono negli States, gli europei non sbagliano: i ragazzi di Olazábal vincono due dei tre match che si concludono alla 17esima buca e fanno ancora meglio con quelli che si decidono sul green della 18: 4 vittorie, un pareggio e una sola sconfitta. Tra queste anche il punto decisivo: un putt del tedesco Martin Kaymer – vincitore di Major ed ex n.1 del mondo, ma incappato in una stagione tutt’altro che positiva – da 6 piedi (1,83 metri) che gli consegnava la vittoria su Steve Stricker e il quattordicesimo e decisivo punto per l’Europa. Ai campioni in carica, infatti, basta pareggiare per mantenere il possesso della Coppa. Ma poco dopo l’opera era completa e la vittoria totale. Sempre alla 18 Tiger Woods sbagliava un corto putt per il par e concedeva la buca – e quindi il pareggio che valeva mezzo punto per ogni selezione – al nostro Francesco Molinari.
Il miracolo era completato: 14 ½ Europa- 13 ½ USA. E il dominio europeo prolungato e più saldo che mai. In sette delle ultime nove edizioni (e cinque delle ultime sei) a stappare lo champagne sono stati i golfisti del Vecchio Continente. Ma dal 26 al 28 settembre 2014 a Gleneagles (Scozia) si riparte come sempre da zero e i numeri che conteranno saranno solo quelli dei match vinti, inseguendo quella quota 14 più importante che mai. La magia della Ryder Cup è anche questa.

2 risposte a “The Miracle at Medinah

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