Triple Crown ma non solo, le prestazioni storiche della regular season MLB

Miguel Cabrera si toglie il cappello e indossa la “Tripla Corona” (AP Photo/Orlin Wagner)

La regular season dell’MLB è in archivio. La lunga maratona di 162 partite è appena finita, ma le squadre sono già in campo per la post-season, una manciata di partite in cui ti giochi una stagione dopo che in poche formazioni sono riuscite a sopravvivere a 6 mesi senza soluzione di continuità. In attesa di scoprire chi stapperà lo champagne per ultimo, per festeggiare la conquista delle World Series, la stagione regolare ha già regalato tantissimi spunti statistici interessanti. Quest’anno più che mai, infatti, la storia sembra passare per i diamanti a stelle e strisce (avevamo già parlato del perfect game di Felix Hernandez).

Partiamo dai singoli. Miguel Cabrera, terza base dei Detroit Tigers, ha conquistato la Triple Crown, vale a dire che ha chiuso la stagione guidando la sua lega (l’American League) contemporaneamente per media battuta (.330), fuoricampo (44) e punti battuti a casa (139 rbi, runs batted in). E’ solo il quindicesimo uomo nella storia che riesce a conquistare la Triple Crown, la 17° assoluta. E, fatto ancora più significativo, è il primo a riuscirci dal 1967. L’ultimo, prima di “Miggy”, era stato infatti Carl Yastrzemski dei Red Sox. Ben 45 anni fa. Cabrera, inoltre, è il primo infielder che conquista la Triple Crown da Lou Gehrig nel 1934, visto che gli ultimi sei che l’avevano conquistato era tutti esterni. Grazie a lui i Detroit Tigers hanno conquistato l’accesso alla post-season per due stagioni consecutive per la prima volta dal 1934-35.

Ma Cabrera avrà concorrenza per il titolo di MVP dell’American League. Mike Trout, esterno centro dei Los Angeles Angels, a sua volta ha mandato in archivio una stagione che si prende di diritto una pagina dei libri di storia. Le sue 129 runs (punti) segnate sono il numero più alto per un rookie dalle 131 di Ted Williams nel 1939. E Trout, inoltre, è anche solamente il terzo giocatore della storia a chiudere una stagione con almeno 30 fuoricampo e 45 basi rubate (per lui 30 HR e 49 SB).Prima di lui solo Eric Davis nel 1987 (37 HR, 50 SB) e Barry Bonds nel 1990 (33 HR, 52 SB). Ma Trout non è stato l’unico rookie a far scalpore in questa regular season 2012. Bryce Harper, esterno destro 19enne dei Washington Nationals, con i suoi 22 fuoricampo ha fatto segnato il secondo più alto numero di “four-baggers” della storia per un teenager. Meglio solo Tony Conigliaro nel 1964, quando la spedì oltre le recinzioni per 24 volte.

Non solo giovani, però, a piazzare prestazioni da annali. Il 38enne lanciatore partente dei New York Mets, RA Dickey, ha vinto 20 gare. È il primo Met a riuscirci da Frank Viola nel 1990 ma, fatto ancora più particolare, è il primo “knuckleballer” – vale a dire un lanciatore che usa come lancio principale la knuckleball, un lancio senza rotazione e a bassa velocità che ormai non viene utilizzato più quasi da nessuno – a raggiungere la soglia delle 20 vittorie da Joe Niekro, che ci riuscì nel 1980. Fernando Rodney, rilievo 35enne dei Tampa Bay Rays, ha invece fatto segnare l’ERA (earned runs against, punti concessi dal lanciatore) più bassa della storia in MLB per lanciatori con almeno 60 innings lanciati in stagione. La sua ERA di 0.60 (in 74.2 innings totali lanciati) supera lo 0.61 di Dennis Eckersley nel 1990 (73.1 IP).

Ma chi sembra essersi rifocillato più di tutti nella fontana dell’eterna giovinezza è un’icona assoluta – e futuro Hall of Famer – come Derek Jeter. Il capitano degli Yankees, che a 38 anni insegue il suo sesto anello, è diventato il secondo giocatore più vecchio di sempre a guidare le Majors per numero di valide in una stagione (216, tre sole in meno del suo record personale di 219 fatto segnare nel 1999) e il sesto più anziano a riuscire a superare il muro delle 200 valide in un anno.

Non è un successo individuale ma tutto di squadra, invece, quello dei Baltimore Orioles. Contro ogni pronostico gli O’s tornano alla post-season per la prima volta dal 1997, ribaltando completamente in 12 mesi il loro record: dalle 69 vittorie e 93 sconfitte del 2011 alle 93 vittorie e 69 sconfitte di questa stagione. Gran parte del merito va alla capacità degli Orioles di portare a casa gare tiratissime con una continuità mai vista prima. Il loro record di 29-9 in partite decise da 1 solo punto di distacco, infatti, rappresenta la più alta percentuale di vittorie (76,3%) in questo tipo di partite dai Brooklyn Bridgegrooms del 1890, che con 14 vittorie e 4 sconfitte portarono a casa il 77,8% delle loro “1-run games”.

Ma la regular season, ormai, è poco più di una nota statistica. Ora tocca a Yankees, Tigers, Athletics, Orioles, Nationals, Reds, Giants e Cardinals (Braves e Rangers sono stati già eliminate nella notte, ndr) inseguire l’unica cosa che conti veramente: l’anello.

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