Intervista esclusiva a Daniele Molmenti – parte 1: lo sportivo

Daniele Molmenti esulta al termine della gara nel K1 vinta a Londra il 1 agosto 2012 (Foto Ansa)

Molmenti d’oro. Magic Molments. Capolavoro. Così i giornali celebravano Daniele Molmenti all’indomani della vittoria nel K1 slalom alle Olimpiadi di Londra. Era il 1 agosto, e Molmenti festeggiò al meglio il suo ventottesimo compleanno. A distanza di qualche mese, terminata la stagione, Daniele ha concesso a Pensieri di Sport un’intervista esclusiva, andando anche oltre lo sport: dalla canoa alla musica, dal Milan alle ragazze, a 360 gradi, sempre con il sorriso.

Daniele ha risposto con simpatia a ben 20 domande. Abbiamo diviso l’intervista in due parti: in questa prima puntata vi offriamo il Molmenti sportivo. Un vero amante del kayak, con cui ha già ottenuto risultati straordinari: 1 oro, 3 argenti e 2 bronzi ai Mondiali, 5 ori, 4 argenti e 4 bronzi agli Europei, 23 titoli italiani e 4 medaglie in Coppa del Mondo. Tanti i premi e le onorificenze per un “ragazzo d’oro” (così lo ha definito il suo procuratore Luigi Damiani), con un fisico da Rambo sui libri di giurisprudenza.

Pensieri di Sport: Allora Daniele, cosa hai combinato dopo Londra? Come vivi tutto lo stress e la popolarità? Riesci ad allenarti?
Daniele Molmenti: «Ho ricominciato da poco la preparazione dopo dei mesi pazzeschi! Non ho mai avuto un giorno per me, per pagare le spese o rifare la patente. Però è anche giusto così, ho cercato di fare più cose possibile per dare visibilità alla canoa, alla forestale e a me come friulano in Italia e nel mondo!»

PdS: Quante volte hai rivisto “quella” gara? Cosa hai provato?
DM: «Non tantissime, devo dire che l’ho vista solo una volta come si deve, seduto sul divano da solo. Le altre volte c’era sempre questo video di presentazione, beh, fa comunque un certo effetto. Mi ricorda quello che ho passato per prendere quell’oro  e allora il mio Ego esulta!»

PdS: Come è stato fare il portabandiera alla fine delle Olimpiadi? E ricevere la chiamata del Presidente della Repubblica?
DM: «La scelta del Coni di avermi come portabandiera è stata la ciliegina su una torta olimpica già buonissima! Un’emozione unica! Come la telefonata del Presidente, che mi ha fatto capire che non siamo solo circenses, ma vere speranze per tutti gli italiani»

PdS: Hai già vinto tutto quello che c’era da vincere. Ora dove troverai altri stimoli?
DM: «Mai nessuno ha vinto tutto. Quindi, mai nessuno ha vinto tutto due volte!»

PdS: E ora quali sono i tuoi prossimi obiettivi sportivi?
DM: «Punto intanto al mondiale di Praga 2013, poi si va verso Rio»

PdS: Come si svolge la tua giornata tipo?
DM: «Al momento sono tutte molto variabili, ma normalmente è così: sveglia e attivazione con corsetta; colazione; primo allenamento in acqua; pranzo e riposino; secondo allenamento in palestra e stretching; per finire cena e studio oppure cena con amici e film»

PdS: Come è iniziata la tua passione per la canoa kayak?
DM: «Con molta calma, nel 1994, alla prima pagaiata era come un gioco, poi sempre più serio fino a farne un lavoro. La passione è nata col tempo, l’agonismo invece c’è da sempre»

PdS: Che rapporto hai con discipline simili alla tua come la canoa velocità? Invidia, rispetto o cosa? Hai mai provato? E la canadese invece ti piace?
DM: «Fino a pochi anni fa la canoa per gli italiani era Antonio Rossi e Josefa Idem, o peggio ancora i fratelli Abbagnale (peggio perché in realtà loro facevano canottaggio e non canoa!). Queste Olimpiadi hanno dato più luce allo slalom grazie al mio risultato. Certo, se si parla di risultati, non posso competere con loro, che di medaglie ne hanno prese molte più di me. Siamo molto amici, certo, con tutti gli atleti della Federazione, e anzi ho cercato con Max Benassi di caricarlo prima dei Giochi e negli anni precedenti. Mi piacerebbe avere una Federazione molto più vincente. Ho provato altre discipline, sì, ma lo slalom è più figo. E per quanto riguarda la canadese, il K1 è la classe regina, fare la canadese sarebbe come dire passare dalle Moto GP alle Moto 3, anche se è molto più divertente pagaiare in C1!»

PdS: Hai 28 anni come me, siamo ancora giovani. Riesci a conciliare i bisogni del ragazzo con gli impegni dello sportivo?

DM: «Quali sono i bisogni del ragazzo? Io penso al mio lavoro, che è allenarmi, e lo concilio con lo studio e con gli amici»

Appuntamento a domani per la seconda puntata: la vita privata di Daniele Molmenti, tra passioni e simpatia.

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