Il biathlon riparte più povero: anno I post-Neuner

Lena Neuner sorride felice con alcune delle sue medaglie mondiali (Getty Images)

Domenica a Östersund, in Svezia, ha preso il via la stagione 2012/2013 della Coppa del Mondo di biathlon. Un avvio insolito: le individuali che come di consuetudine aprono l’anno, infatti, sono state anticipate da una staffetta mista. Ma un avvio insolito perché per la prima volta dal gennaio 2006 il circus del biathlon e più in generale degli sport invernali è orfano di una delle sue stelle più grandi e luminose: Magdalena Neuner.

A soli 25 anni il fenomeno di Wallgau ha detto stop. Dopo aver vinto praticamente tutto – e in molti casi più di una volta – la bella e fortissima tedesca ha deciso di appendere anzitempo la carabina al chiodo citando la voglia di avere una vita normale e dedicarsi ad altro. Eppure, incredibile ma vero, anche se la carriera di Lena dovesse davvero chiudersi qui, senza ritorni di fiamma, la Neuner è già tra le più grandi biathlete di sempre, probabilmente la più grande e vincente. Sono i numeri a dirlo, nonostante una carriera corta rispetto alla media. Ma la sua grandezza fa sì che bastino appena sei stagioni complete sul circuito mondiale per metterla tra le più vincenti di sempre.

Nuener debutta in Coppa del Mondo il 13 febbraio 2006, meno di un mese prima del suo 19° compleanno, nella sprint di Ruhpolding (Germania). Chiude solo 41°, ma questa resta una delle tre gare su 175 totali – 24 delle quali a squadre – in cui non va a punti (98,3%). Incredibile. Ma in questo contesto lo diventano un po’ meno le 47 vittorie (28,9%, 13 delle quali a squadre), gli 82 podi (46,8%) e i 137 piazzamenti nella top10 (78,3%). Le 34 vittorie individuali, peraltro, la pongono al secondo posto all-time dietro alle 42 di Magdalena Forsberg, conquistate però in 10 stagioni. A dir poco ingiocabile. La logica conseguenza è l’aver vinto in tutti i format di gara ma, soprattutto, le 3 sfere di cristallo assolute messe in bacheca in 6 stagioni, a cui fanno da “contorno” le 7 coppette di specialità (più 5 secondi posti) raccolte in tutti e 4 i tipi di gara in programma (individuale, sprint, inseguimento e mass start).

I suoi due ori olimpici sembrano quasi pochi, allora, ma non è così quando si realizza che Lena ha partecipato a una sola Olimpiade invernale. Fuori squadra nel 2006, la sua stagione – incompleta – d’esordio a livello assoluto, a Vancouver Lena si è messa al collo l’argento nella sprint d’apertura e gli ori di inseguimento e mass start, chiudendo al decimo posto nell’individuale. Poi un gesto che solo i grandi sanno fare: rinunciare alla sicura medaglia della staffetta – che infatti vincerà il bronzo – per consentire alla sua amica e veterana Martina Beck-Glagow di prendere parte ad almeno una gara nella sua ultima partecipazione a cinque cerchi.

Poco male, Lena si è rifatta con gli interessi ai Mondiali, nei quali è la donna più vincente di sempre con 12 ori (4 argenti, 1 bronzo), davanti ai 9 titoli iridati della connazionale Petra Behle. Il tutto conquistato in solo 26 partenze ai mondiali. Una predestinata, tanto che Neuner ha conquistato 7 ori, 4 argenti, un quarto e un settimo posto nelle 13 gare disputate ai mondiali giovanili. Una predestinata che ha rivoluzionato e cambiato il biathlon, come quando nel 2007/2008 ha vinto la sfera di cristallo con una percentuale al poligono del 73%, la più bassa di sempre per la vincitrice della Coppa del Mondo. Ma anche una predestinata abituata a lavorare sodo per mantenere fede alle promesse e al proprio immenso talento, tanto che le sue prestazioni al poligono sono migliorate anno dopo anno.

Ora il circus riparte senza di lei, che in poco più di sei anni l’ha saputo cambiare in maniera probabilmente definitiva. Riparte più povero senza il suo talento, ma consapevole di essere stato testimone del passaggio della più grande biathleta di sempre. Peccato solo che l’“uragano-Neuner” sia durato così poco, ma visto la giovane età mai dire mai. Magari tra qualche anno Lena tornerà a mettersi in spalla la carabina per cercare di riscrivere quei pochi record che non sono già suoi.

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