Altro che Barcellona, in Serie A non si punta sul vivaio

Fabregas e Xavi festeggiano un gol di Messi: tre dei giocatori provenienti dal vivaio del Barcellona (Foto Getty Images)

Undici su undici. No, non facciamo pubblicità al programma sportivo di Pierluigi Pardo. Alludiamo al numero di giocatori messi in campo dal Barcellona domenica: tutti provenienti dal proprio vivaio. Quando si dice “puntare sui giovani”. Altro che Renzi e i rottamatori, i blaugrana fanno sul serio. E in Italia, intanto, la situazione delle giovani promesse è sempre più tragica.

Il Barcellona, si sa, è una grande squadra, divenuta leggendaria negli ultimi 8 anni, in cui ha vinto 5 volte la Liga, 3 la Champions e molti altri trofei, di squadra o personali (Messi docet). Domenica scorsa ha vinto facilmente 4 a 0 in casa del Levante. Ma non è il risultato a far notizia, bensì chi lo ha portato a termine, realizzando uno dei tanti record catalani: quando al 14° minuto del primo tempo Daniel Alves è uscito per infortunio, a sostituirlo è stato il ventenne Martin Montoya. Da quel momento, e fino al 74° (ingresso in campo dell’altro esterno brasiliano, Adriano), cioè per un’ora esatta di gioco, il Barcellona ha giocato con un’intera formazione proveniente dalla propria Cantera, cioè dalle giovanili della Masia, la scuola calcio perfezionista dei blaugrana. Non sempre infatti investire nelle giovanili significa voler risparmiare e ridurre così i risultati, anzi. Con questi giovanotti (alcuni dei quali, a dire il vero, già avanti con gli anni) il Barcellona ha fatto finora 37 punti sui 39 disponibili in Liga, il miglior inizio di sempre in Spagna. Record raggiunto proprio domenica da 10 nativi spagnoli e dall’argentino più famoso al mondo.

Valdes; Montoya, Piqué, Puyol, Jordi Alba; Xavi, Busquets, Fabregas; Pedro, Messi, Iniesta. Undici nomi che resteranno nella storia. Storia dalla quale stiamo uscendo noi italiani. Un tempo si ripeteva a memoria “Sarti, Burgnich, Facchetti…” e così via. Era la Grande Inter degli anni ’60. Una ventina di anni più tardi Sacchi mise insieme un’altra squadra da leggenda: Galli, Tassotti, Maldini, Baresi e giù, fino al trio degli olandesi. Unico comun denominatore i molti calciatori cresciuti nel vivaio della squadra. Epoche ormai lontane per il nostro calcio, costretto a prendere altrove giocatori già pronti per inseguire la legge del risultato immediato. Che poi, invece, spesso non arriva.

In Italia, in particolare in Serie A, su giovanili e vivai si punta ormai pochissimo. In alcuni casi per niente. Basta studiare le squadre scese in campo nell’ultima giornata di campionato, la numero 14, spalmata tra sabato 24 e martedì 27 novembre 2012. Prendendo in considerazione tutti i 14 giocatori schierati nel corso delle 10 gare dai 20 allenatori, il quadro è preoccupante. Avete presente gli 11 su 11 del Barça? Ecco, dalle nostre parti il record è dell’Atalanta, con soli 3 calciatori provenienti dal settore giovanile sui 14 totali. Dopo i bergamaschi ci sono 5 formazioni con 2 “canterani” e altre 5 con uno solo in campo. Tutte le altre, addirittura 9 squadre, nemmeno uno.

Insomma, quasi la metà del nostro campionato ha schierato solo giocatori formatisi altrove. Con spese superiori a quelle necessarie per un buon settore giovanile. Palermo o Parma, ad esempio, non avevano ragazzi fatti in casa nemmeno tra le riserve. Per non parlare del Catania, che non solo non ha gente del vivaio in panca, ma schiera titolari ben 7 argentini. E le big? Ne ha 2 la Juventus, senza contare i panchinari Marrone e De Ceglie, così come il Napoli. Nel Milan c’è solo De Sciglio, ma è pur vero che Abate, Antonini e Ambrosini sono ai box per infortunio. Ne ha 2 la Roma, considerando però che De Rossi era squalificato. E l’Inter degli stranieri? Uno soltanto, anche questo straniero, e solo nei minuti finali.

Per capire la gravità della situazione, essendo forse poco realistico il confronto con il Barcellona, facciamo altri due esempi “stranieri”. Bayern Monaco e Manchester United, prime rispettivamente in Germania e Inghilterra, superano entrambe le squadre di casa nostra: nell’ultimo turno i bavaresi avevano in campo contemporaneamente 6 prodotti del vivaio (Alaba, Badstuber, Kroos, Lahm, Muller, Schweinsteiger), i reds invece ne schieravano 4 (Evans, Fletcher, Scholes, Welbeck).

I dettagli del brutto momento dei vivai italiani nella seguente tabella:

SQUADRA SCESI IN CAMPO NELLA 14ESIMA GIORNATA GIOCATORI CRESCIUTI NEL VIVAIO
Atalanta 14 3 (Consigli, Raimondi, Bonaventura)
Bologna 14 0
Cagliari 14 2 (Pisano, Sau)
Catania 14 0
Chievo 14 0
Fiorentina 14 1 (Viviano)
Genoa 14 0
Inter 14 1 (Duncan)
Juventus 14 2 (Giovinco, Marchisio)
Lazio 14 1 (Cavanda)
Milan 14 1 (De Sciglio)
Napoli 14 2 (Cannavaro, Insigne)
Palermo 14 0
Parma 14 0
Pescara 14 0
Roma 14 2 (Florenzi, Totti)
Sampdoria 14 2 (Obiang, Rossini)
Siena 14 0
Torino 14 1 (Ogbonna)
Udinese 14 0

Una risposta a “Altro che Barcellona, in Serie A non si punta sul vivaio

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