C’è tutto un calcio intorno: la Coppa d’Africa 2013

12 febbraio 2012: Christopher Katongo, capitano dello Zambia, solleva la Coppa d'Africa dopo l'incredibile vittoria ai rigori contro la favoritissima Costa d'Avorio

12 febbraio 2012: Christopher Katongo, capitano dello Zambia, solleva la Coppa d’Africa dopo l’incredibile vittoria ai rigori contro la favoritissima Costa d’Avorio

di Riccardo Milletti (*)

Meno due. Sabato pomeriggio i riflettori del calcio mondiale si riaccenderanno sul continente più povero e controverso del mondo. E in particolare sul Sudafrica che torna ad ospitare un’importante competizione internazionale dopo i mondiali di calcio del 2010. Con l’inedita sfida tra i padroni di casa e Capo Verde prenderà il via la 29esima edizione della Coppa delle Nazioni Africane, meglio conosciuta come Coppa d’Africa. Un torneo ricco di fascino e ormai di riconosciuto valore tecnico. L’unico, però, che riempie le pagine dei giornali più con le sue implicazioni sociali e politiche che con i risultati sportivi. Perché in Africa, da sempre, una partita di calcio non è mai solo una partita di calcio.

Cominciamo con lo spiegare perché questa edizione della Coppa d’Africa si disputa nel 2013. Dal primo torneo del 1957, salvo poche eccezioni, la cadenza della competizione è stata biennale. E allora perché giocare a un solo anno di distanza dall’ultima Coppa, disputata l’anno scorso in Gabon e Guinea Equatoriale e vinta a sorpresa dallo Zambia? La risposta è nella decisione presa nel 2010 dalla Federazione calcistica africana di spostare la Coppa negli anni dispari, per darle maggiore visibilità. Poi la selezione del paese ospitante: nel 2006 venne scelta la Libia ma, dopo la guerra civile che ha insanguinato il paese nel 2011, si è ripiegato sul Sudafrica. E allora i giocatori delle sedici squadre partecipanti si sfideranno in cinque delle città che hanno già ospitato la Coppa del Mondo tre anni fa: Johannesburg, Port Elizabeth, Durban, Nelspruit e Rustenburg.

Come detto ai nastri di partenza ci sono sedici formazioni. Mancano le due nazioni più titolate: l’Egitto, con 7 vittorie e il Camerun, campione per quattro volte come il Ghana. I Leoni camerunensi sono stati eliminati nelle qualificazioni da Capo Verde che si è guadagnato la prima, storica, partecipazione. La vicenda, se non fossimo in Africa, avrebbe dell’incredibile: la rappresentativa del piccolo arcipelago al largo dell’Atlantico, circa 400mila abitanti, volerà in Sudafrica solo grazie a una vera e propria colletta nazionale che ha permesso alla Federazione di raccogliere il denaro necessario. Un viaggio che richiama alla mente quello raccontato nel video promozionale dello sponsor della Coppa d’Africa: un nonno, un figlio e il nipote che, tra mille difficoltà, riescono a raggiungere il Sudafrica per sostenere la loro squadra. In molti lo hanno criticato come la riproposizione di stereotipi sull’Africa “povera ma felice”. Eppure, guardandolo con le note di “You’ll never walk alone” in sottofondo e pensando alla storia di Capo Verde, è impossibile non emozionarsi.

Tornando all’aspetto tecnico, il torneo ha una grande favorita: la Costa d’Avorio di Didier Drogba che, dopo la sconfitta ai rigori nella finale dell’anno scorso che ha incoronato lo Zambia, non vuole più fallire. A guidare gli “Elefanti”, in panchina, ci sarà una vecchia conoscenza del calcio italiano: Sabri Lamouchi, ex centrocampista di Parma, Inter e Genoa. Gli ivoriani sono inseriti nel gruppo D insieme a due nobili decadute come Marocco e Algeria e al Togo che, con ogni probabilità, dovrà rinunciare alla sua stella Emmanuel Adebayor. L’attaccante in forza al Tottenham, dopo diversi dietrofront, non ha risposto alla convocazione nonostante per convincerlo si fosse mosso addirittura il Presidente del Togo. Adebayor ha lasciato la nazionale dopo il tragico assalto al pullman del Togo, in Angola, alla vigilia della Coppa d’Africa 2010. I ribelli del Fronte di liberazione dell’enclave di Cabinda, armati di mitra, spararono uccidendo l’autista e due membri dello staff della nazionale. Il Ghana, inserito nel gruppo B con Niger, Repubblica Democratica del Congo e Mali (terzo classificato l’anno scorso) proverà a far valere l’esperienza dei molti giocatori che militano in Europa. I campioni in carica dello Zambia, testa di serie del gruppo C, se la vedranno con Nigeria, Burkina Faso ed Etiopia mentre, ad affiancare Sudafrica e Capo Verde nel gruppo A ci saranno Marocco ed Angola.

La corsa alla finale di Johannesburg del 10 febbraio prossimo è aperta, lo spettacolo è assicurato e il livello tecnico sarà elevato: ben 181 dei 368 convocati dalle nazionali partecipanti giocano in Europa. Ma ricordate: questa è la Coppa d’Africa, niente è scontato e i pronostici sono fatti per essere ribaltati. I Bafana Bafana del Sudafrica giocheranno per il riscatto dopo l’incredibile mancata qualificazione dell’anno scorso: il ct era convinto che bastasse un pari con la Sierra Leone per qualificarsi con una migliore differenza reti e lo 0-0 finale fece esplodere la festa. Peccato che contassero gli scontri diretti e non la differenza reti: Sudafrica eliminato. Il Mali, squadra molto accreditata e terza l’anno scorso, giocherà mentre nel paese infuriano gli scontri tra l’esercito regolare e i ribelli jihadisti. Questa è la Coppa d’Africa e una partita di calcio non è mai solo una partita di calcio.

(*) Giornalista professionista. Ex allievo della Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia. Centrocampista sui campi delle minors umbre.

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