Il World Baseball Classic e l’Italia che non ti aspetti

Mike Costanzo festeggia con i compagni di squadra la vittoria sul Canada (AP Photo/Charlie Riedel)

Mike Costanzo festeggia con i compagni di squadra la vittoria sul Canada (AP Photo/Charlie Riedel)

Ci sono vittorie più amare di una sconfitta e sconfitte, invece, che hanno un sapore dolcissimo. Il 6-2 con cui stanotte gli Stati Uniti hanno sconfitto l’Italia a Phoenix, nella prima fase del World Baseball Classic, rientra decisamente nella seconda categoria. E pensare che per 24 ore gli Azzurri avevano temuto il peggio, vale a dire che il sapore di due vittorie impreviste si trasformasse nel sapore amaro della beffa.

Ma andiamo con ordine. È in corso di svolgimento la terza edizione del World Baseball Classic, una manifestazione internazionale organizzata congiuntamente dall’IBAF (la Federazione Internazionale del Baseball, nda), dall’MLB e dall’MLBPA (il sindacato dei giocatori MLB, nda). Una vera e propria Coppa del Mondo di baseball, che mette di fronte le migliori 16 nazioni del mondo. Una manifestazione su cui i vertici internazionali del baseball puntano molto: la presenza di molti giocatori – e diverse stelle – dell’MLB permette infatti una visibilità e un interesse mai avuto prima. L’IBAF ha addirittura deciso di “chiudere” la Coppa del Mondo – che si svolgeva dal 1938 – dopo l’edizione 2011 e incoronare come “Campioni del Mondo” i vincitori del WBC.

I nostri Azzurri, dicevamo. L’Italia al WBC ha sempre fatto la parte dello sparring partner. Nel WBC inaugurale, quello del 2006, l’Italia maltrattò i malcapitati australiani ma poi dovette accontentarsi delle briciole. Quattro anni fa i nostri riuscirono in una piccola impresa, battere – in casa loro! – il Canada contro ogni pronostico. Ma quest’anno gli Azzurri si sono decisamente superati. Inclusi in un girone di ferro a Phoenix con USA, Messico e Canada, gli italiani sono partiti con il botto. Con il lineup ancorato attorno al 1B dei Chicago Cubs Anthony Rizzo e al 3B – nato e cresciuto in Italia – dei Seattle Mariners (ma con possibile/probabile inizio di stagione nelle leghe minori) Alex Liddi, cui si sono aggiunti un paio di major-leaguers di secondo livello come Nick Punto e Chris Denorfia e tutta una serie di “career minor-leaguers” come Chris Colabello, l’Italia ha scioccato tutti battendo in rimonta il Messico.

Rimonta e sorpasso effettuato su Sergio Romo, closer dei San Francisco Giants campioni del mondo, mentre la mazza di Adrian Gonzalez – all-star dei Los Angeles Dodgers – rimaneva silenziosa. Jason Grilli, closer dei Pittsburgh Pirates e volto più noto tra i lanciatori azzurri, chiudeva la porta e dava il via ai festeggiamenti. Ma era solo l’inizio perché 24 ore più tardi gli Azzurri massacravano letteralmente il Canada delle superstar Joey Votto e Justin Morneau: 14-4 il parziale e gara conclusa dopo solo 8 inning per via della “mercy rule”, quella che in italiano viene tradotta come “manifesta superiorità”. Incredibile o quasi.

Quell’Italia che aveva segnato in tutto 20 punti nei due World Baseball Classic precedenti (6 partite) ora ne aveva messi a referto altrettanti dopo 2 sole partite. Merito, forse, di avere Mike Piazza – uno dei più grandi catcher offensivi di sempre – come hitting coach. Eppure all’orizzonte rischiava di profilarsi la beffa. Con la vittoria del Messico sugli USA una sconfitta italiana con gli americani, accoppiata con la prevedibile vittoria messicana sul Canada, avrebbe sbarrato la strada del secondo turno agli azzurri, un risultato impensabile alla vigilia ma assolutamente meritato alla luce delle due vittorie.

Poi, ieri sera, il regalo che non ti aspetti. Il Canada con le spalle al muro batte il Messico e qualifica matematicamente l’Italia già prima dello scontro con gli USA. E allora gli Azzurri possono giocare rilassati, perdere 6-2 (anche se conducevano 2-1 fino al quinto inning) e dare spazio anche alle riserve e ai lanciatori meno utilizzati, finendo la gara con 6 giocatori (su 9) nati e formati in Italia contro un line-up formato da 7 All-Stars e 3 MVP.

Il sogno è realizzato, il biglietto aereo per Miami, sede della seconda fase, è già staccato. Lì ci saranno Repubblica Dominicana, Porto Rico e la vincente della sfida odierna tra Canada e Stati Uniti. Ma visti i risultati a sorpresa centrati fin qui – cui va aggiunta l’eliminazione del Venezuela, la favorita per la vittoria finale, da parte di Porto Rico – perché smettere di sognare?

In fin dei conti l’Italia ha già battuto una volta gli Stati Uniti, alla World Cup del 2007 a Taipei. Quegli States erano formati da giocatori di minor league, ma tra loro c’erano futuri major-leaguer come Rasmus, Ruggiano, Nix e Colvin oltre a una stella in divenire come Evan Longoria. Liddi, Chiarini, Panerati e Maestri vestivano anche allora la divisa azzurra e possono raccontare ai compagni che i miracoli, ogni tanto, diventano realtà. Come anche i sogni. Come i sogni di questa Italia che ha già stupito tutti al World Baseball Classic ma non vuole fermarsi. Perché, come ha detto Mario Chiarini a ESPN con una risata, «con la stagione calcistica nel pieno dell’azione e il conclave alle porte, per finire sulle prime pagine dei giornali italiani probabilmente dobbiamo vincere il torneo». L’appuntamento è da martedì a Miami. L’Italia non doveva nemmeno arrivare a questo punto del WBC, ma ora che c’è perché non provare a riscrivere ancora, e più a fondo, la storia?

Una risposta a “Il World Baseball Classic e l’Italia che non ti aspetti

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