Costante Girardengo, il Campionissimo prima del Campionissimo

Costante Girardengo (sinistra) e Alfredo Binda impegnati in gara (foto www.blog.wilier.it)

Costante Girardengo (sinistra) e Alfredo Binda impegnati in gara (foto http://www.blog.wilier.it)

Novi Ligure, 120 anni fa esatti. Era il 1893 e quel giorno nella cittadina piemontese vide la luce uno dei più grandi ciclisti della storia, il primo di una lunga serie di eroi tricolori sulle due ruote: Costante Girardengo. In un ciclismo davvero degli albori, ancora molto meno organizzato dell’epoca di Coppi e Bartali ma anche solo di Binda (9 anni più giovane di Girardengo, nda), il Campionissimo – lo stesso soprannome che in seguito verrà dato anche a Fausto Coppi – per quasi un quarto di secolo vinse tutto quello che c’era da vincere.

Professionista dal 1912 al 1936, Girardengo vinse 2 Giri d’Italia (più un secondo posto), 6 Milano-Sanremo (in realtà ne vinse 7, ma nal 1915 fu squalificato per un errore di percorso che gli fece risparmiare 180 metri pur avendo vinto con oltre 5’ di vantaggio sul secondo), addirittura 9 titoli di Campione Italiano – record tuttora imbattuto – e una quantità industriale di “sei giorni” in pista, visto che all’attività su strada abbinava anche quella nei velodromi. Nel suo palmarès manca solamente il Tour de France, più per la sua ritrosia a viaggiare fuori dall’Italia che per altro, e il Campionato del Mondo, che fu istituito nel 1927 e nella cui edizione inaugurale un Girardengo già 34enne si dovette accontentare della medaglia d’argento, battuto dal più giovane Binda. Ma nel 1924 aveva vinto il Grand Prix Wolber, considerato come il campionato mondiale dell’epoca, fondato nel 1922 in Francia e riservato ai vincitori delle maggiori corse italiane, francesi e belghe.

Nonostante la prima guerra mondiale gli abbia portato via tre anni di attività nel suo momento di massimo splendore, il bilancio ufficioso della carriera di Girardengo parla di 94 vittorie su strada e 165 in pista. Ma al di là dei numeri Girardengo, sprinter implacabile ma anche passista di gran livello e tutt’altro che disprezzabile in salita, rimane nella storia perché il primo grande interprete italiano delle due ruote. Naturalmente portato per il ciclismo, fin da subito fece vedere la sua classe vincendo ben 22 gare nel 1911 da dilettante – tanto da essere “costretto” a passare professionista – e poi imponendosi, ad appena 20 anni, nella massacrante 600km Roma-Napoli-Roma. Nello stesso anno si aggiudicò il suo primo titolo italiano, vittoria che gli costò 45 giorni di carcere. Girardengo uscì senza permesso dalla caserma di Verona, in cui stava svolgendo il servizio militare. Al suo rientro fu punito con 15 giorni di prigione di rigore e 30 giorni di prigione semplice.

Nel 1914 si aggiudicò quella che, ancora oggi, è la tappa più lunga mai disputata al Giro d’Italia: la Lucca-Roma di 430 km. Dopo lo stop forzato dalla Grande Guerra le vittorie continuarono ad arrivare senza soluzione di continuità: i sei successi alla “Classicissima”, la Milano-Sanremo, sono stati superati solamente da Eddy Merckx. Ma il suo anno d’oro è il 1919. Oltre a titolo italiano e Giro di Lombardia, Girardengo vince il suo primo Giro d’Italia indossando la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa e vincendo 7 delle 10 frazioni previste. Tano Belloni, secondo nella generale, chiuse staccato di 51’56”. Per il bis nella corsa rosa Girardengo dovette aspettare fino al 1923, costretto nel mentre sempre al ritiro. Ma il suo secondo successo alla corsa rosa prese le sembianze di un dominio simile a quello del 1919 visto che il Campionissimo si impose in 8 tappe su 10.

Abbandonata l’attività agonistica nel 1936 Girardengo diede il proprio nome a una marca di biciclette e una squadra professionistica di cui fu anche direttore sportivo. Ma, soprattutto, il Campionissimo è stato uno dei primi commissari tecnici della nazionale di ciclismo, capace di guidare dall’ammiraglia Bartali allo storico successo nel Tour de France del 1938. Morì alle soglie degli 85 anni, il 9 febbraio 1978 a Cassano Spinola, dove tuttora riposa e dove la sua tomba è luogo di culto e pellegrinaggio per gli appassionati di ciclismo.

Ma Girardengo non è noto solo per i suoi successi in sella. Famosa è la storia della sua presunta amicizia con Sante Pollastri, noto bandito italiano del tempo anch’egli di Novi Ligure. Le cronache dell’epoca raccontano che Sante Pollastri, ricercato dalla polizia, fuggì in Francia e si rifugiò a Parigi. Nella capitale francese incontrò Girardengo in occasione di una gara, prima di essere catturato ed estradato in Italia. Quel colloquio diventò in seguito oggetto di una testimonianza che il Campionissimo rilasciò durante il processo al bandito. L’episodio ispirerà la canzone “Il bandito e il campione” a Luigi Grechi, portata al successo da Francesco De Gregori. Nel 2010 un fiction Rai ha raccontato le vicende del rapporto tra questi Girardengo e Pollastri.

Buon compleanno, Campionissimo!

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