3-5-2: basta un modulo per spiegare l’impoverimento del calcio italiano

Le formazioni del ritorno dei quarti di Champions tra Juventus e Bayern Monaco: bianconeri con il mediocre e pauroso 3-5-2, bavaresi con il moderno e offensivo 4-2-3-1 (La Stampa)

Le formazioni del ritorno dei quarti di Champions tra Juventus e Bayern Monaco: bianconeri con il mediocre e pauroso 3-5-2, bavaresi con il moderno e offensivo 4-2-3-1 (La Stampa)

Altro anno, altro fallimento delle squadre italiane in Europa. Un fallimento figlio di una mentalità provinciale, inferiore e perdente che sembra ormai aver soggiogato le menti degli allenatori di serie A, in particolar modo quelli delle “big”, che poi nei fatti tanto big non sono e non provano nemmeno a esserlo.

Il fallimento è spiegato dai numeri. Ma non quelli dei gol fatti e subiti, delle vittorie e delle sconfitte; quelli sono sotto gli occhi di tutti. Parliamo dei numeri dei moduli base delle squadre. Ovvio che definire un modulo può essere esercizio complicato e piuttosto aleatorio, ma qui si parla di differenze filosofiche talmente grandi – e di numeri talmente schiaccianti – che il punto è inattaccabile.

Nell’ultima giornata di serie A 11 squadre su 20 (55%) sono scese in campo con il 3-5-2 o sue variazioni (Inter 3-4-1-2, Atalanta e Genoa 3-5-1-1), quindi con la difesa a tre. Difesa a tre che, però, come vedremo tra poco, in realtà è solo un tentativo piuttosto patetico di copertura di una realtà ben più triste e provinciale: difesa a cinque, magari anche con l’aggiunta di uno o due incontristi in mediana, perché l’importante è innanzitutto non prenderle. Peraltro a queste undici squadre – Juventus, Fiorentina, Sampdoria, Palermo, Siena, Parma, Udinese, Inter, Atalanta, Napoli e Genoa – va aggiunto anche il Chievo, che non si vergogna di dichiarare il 5-3-2 come modulo di partenza. Siamo al 60% della serie A – incluse tre delle prime quattro e quattro delle prime sei – che adotta la difesa a tre o cinque che dir si voglia.

Eh si, perché la difesa a tre che tante squadre dichiarano è molto sulla carta e poco nella realtà. Gli esterni di centrocampo, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi sono di stampo prettamente difensivo, se non proprio dei veri e proprio difensori. Dei 22 esterni partiti titolari con queste undici squadre nell’ultimo turno, infatti, solo quattro (18,2%) sono centrocampisti puri e/o con propensione offensiva: Jankovic del Genoa, Biabiany del Parma, Estigarribia della Sampdoria e Asamoah della Juventus. Gli altri si dividono in esterni capaci di coprire tutta la fascia ma che possono giocare o hanno già giocato come esterni bassi difensivi (5/22 – 22,7%: Cuadrado, Angelo, Gobbi, Armero e Maggio) o veri e propri difensori, che sono poi la maggioranza assoluta (13/22 – 59,1%: Lichtsteiner, Pasqual, De Silvestri, Morganella, Garcia, Basta, Gabriel Silva, Zanetti, Alvaro Pereira, Raimondi, Del Grosso, Antonelli). Un muro, insomma, davanti alle porte della serie A.

Eppure questa “mania” del 3-5-2 nel resto d’Europa e del Mondo non trova il minimo riscontro. Tutte, ma davvero tutte, le squadre di alto livello e/o che hanno fatto strada in Europa giocano con la difesa a quattro. Il 4-2-3-1 è il modulo di gran lunga preferito, ma poi ci sono anche squadre che utilizzano il 4-3-3, il “rombo” di ancelottiana memoria rossonera e addirittura un paio che vanno con lo “storico” 4-4-2. Ma nessuna con la difesa a tre. L’unica squadra di alto livello che l’ha utilizzata per qualche frangente è il Barcellona, squadra già estremamente sui generis di suo che, in più, la interpretava come una vera difesa a tre e ha pure schierato a ripetizione dei centrocampisti nel terzetto difensivo per avere una fase propositiva che nascesse proprio dalla retroguardia. Non esattamente l’interpretazione tricolore, insomma.

Le sette squadre che hanno raggiunto i quarti di Champions insieme alla Juventus giocano quasi tutte con il 4-2-3-1 (Dortmund, Malaga, Real Madrid, Bayern Monaco), solo il Galatasaray usa il rombo mentre Barça e PSG si schierano invece con il 4-3-3. La musica non cambia nemmeno considerando le partecipanti agli ottavi: 4-2-3-1 per Schalke 04, Arsenal, Manchester United, Shaktar Donetsk e Valencia; Porto con il 4-3-3 e Celtic con il rombo.

E nemmeno le partecipanti ai quarti di Europa League e/o le altre formazioni nei piani alti dei principali campionati europei forniscono esempi di difesa a tre/cinque: Manchester City, Chelsea, Tottenham, Real Sociedad, Valencia, Marsiglia, Rubin Kazan, Fenerbahce e Newcastle adottano il tanto in voga 4-2-3-1; il Leverkusen e addirittura il Basilea optano per il 4-3-3 mentre Benfica e Atletico Madrid si affidano a un più canonico 4-4-2.

Ma non nell’Italietta sempre più povera anche dal punto di vista calcistico, dove soldi e talento sono sempre meno e dove ora anche le tendenze pensano in piccolo. Fortuna che almeno il ct Prandelli sembra essersi ravveduto e dopo un flirt con la difesa a tre/cinque, causata più che altro dal volere facilitare il “blocco-Juve”, è ritornato sulla retta via, quella della difesa a quattro. Magari con lui si potrà affrontare a viso aperto gli avversari, senza giocare per non prenderle.

11 risposte a “3-5-2: basta un modulo per spiegare l’impoverimento del calcio italiano

  1. E da quando in qua cercare di non prendere gol è un male? La juve in campionato ha subito solo 20 gol, ma allo stesso tempo ha l’attacco più prolifico della serie A… poi, che in europa le grandi squadre abbiano tutt’altra caratura, questo è indubbio, ma è questione di UOMINI, non di mentalità…

    • Cercare di non prendere gol non è un male, ma lo diventa se si pensa SOLO a non prendere gol.
      Anche perchè la Juve, per quanto forte sia, è comunque la squadra che pareggia con il Nordsjelland e che dalla 10° giornata ha fatto 4 punti in meno di un Milan di certo non competitivo a livello europeo.

    • E’ importante non prenderle ma bisogna anche attaccare. Ho letto un bell’articolo su Pep Guardiola. Lui apprezzava molto l’allenatore del Messico Riccardo La Volpe nei mondiale 2006 e il gioco dei messicani. Per La Volpe era importante uscire bene dalla fase difensiva, tenere palla e costruire dalla difesa gioco, non allontanare il pallone dandolo ai centrocampisti e basta, insomma i difensori devono iniziare a costruire la fase offensiva dal loro reparto tenendo palla, con passaggi precisi (lo so un utopia per il nostro calcio attuale)….Insomma l’attacco inizia dalla difesa..
      La Volpe questo gioco lo faceva con il Messico non con la Spagna, il Brasile..ecc. Il Messico nel 2006 è stato eliminato agli ottavi dall’argentina (2-1) con goal dei sud americani ai supplementari.
      Invece la nostra fase difesiva arriva fino al centrocampo, che tristezza.

  2. sono d’accordo con Luca…c’è da dire però che tecnicamente e qualitativamente non c’è storia, e in questo caso non c’è modulo che tenga…

    • Su questo sono d’accordo. Infatti io ero convinto che il Bayern fosse l’accoppiamento peggiore possibile per la Juve perchè era una squadra composta con la stessa filosofia (squadra solida, compatta, gioco di squadra e non improvvisazione dei singoli) ma…con una qualità media superiore!
      Il che, però, è un discorso completamente diverso e non cancella la mediocrità ontologica delle scelte degli allenatori di serie A, di cui il 3-5-2 è la cartina da tornasole.

    • Concordo. La mediocrità del nostro calcio è meritata:
      http://www.gazzetta.it/Calcio/12-04-2013/presidenti-a-pressing-vogliamo-terzo-extracomunitario-92964736986.shtml

      I presidenti invece di dire: “cerchiamo di costruire una “cantera” dove crescere giovani talenti, abituarli al gioco della prima squadra fin da adolescenti, farli esordire appena maggiorenni in modo da avere in prima squadra talenti giovani, motivati..ecc.”, cosa chiedono? Un terzo extracomunitario!

      Non sono razzista ma serve un pò di equlibrio! Un talento straniero vero lo prenderi subito, ma in Italia arrivano molti extracomunitari che deludono…L’esempio da seguire è il campioanto tedesco e la cantera del Barcellona.

  3. Pingback: Pensieri di Sport va “in vacanza” | Pensieri di Sport·

  4. Ultimamente sento parlare spesso di 3-3-2-2, che nessuno applica (per quanto ne so) ad alti livelli, ma che sta prendendo piede invece nelle serie inferiori. Secondo chi lo adotta, esso coniuga alla perfezione le esigenze difensive con quelle di aggressione dell’avversario, e inoltre si copre bene ogni zona del campo (it.wikipedia.org/wiki/3-3-2-2). C’è anche un manuale che lo spiega, scritto da due allenatori, uno spagnolo e uno tedesco.

  5. Articolo che letto ora sa quasi del ridicolo, ora anche Guardiola utilizza spesso se non sempre una difesa a 3, oltre al barcellona e molte altre squadre in europa, che il 3-5-2 non piaccia posso essere d’accordo, che vada cosi discriminato mi sembra assurdo. Italia ormai senza soldi per comprare veri fuoriclasse, deve optare più per soluzioni tattiche che tecniche e questo non è a priori un male. Cmq ad oggi dove molte europee si sono votate alla difesa a 3/5 in italia si sta tornando alla difesa a 4.

    • Ricordiamo però come l’articolo in questione sia stato scritto ormai due anni e mezzo e, anzi, ben tre stagioni fa. Il calcio cambia nel tempo, ma anche i moduli cambiano, sia con il passare delle stagioni sia con la tipologia di applicazione.
      Anche in Italia sta andando più di moda ora il pacchetto arretrato a 4. E altrove invece si difende con meno giocatori.
      Ma è proprio questo il punto. Si potrebbero ricavare da allora a oggi due differenze essenziali. La prima consiste nel fatto che, a quanto pare, il nostro campionato arriva sempre in ritardo sui moduli tattici: si gioca ora da noi come si giocava altrove qualche tempo fa. Il secondo aspetto è quello relativo a come chiamiamo un modulo e come questo è veramente. Giocare a 3, a 4 o a 5 non sempre corrisponde a realtà sul terreno di gioco. La Roma, ad esempio, con De Rossi a centrocampo gioca quasi a 5 quando difende, mentre gioca a 3 quando attacca. La Juventus con Cuadrado fa il tridente? Dipende, perché spesso il colombiano lo trovi a centrocampo. E la Lazio che vede Candreva e Felipe Anderson tornare sempre a coprire? L’Inter di Mancini che, a quanto mostrano le prime undici gare di campionato, difende sempre a 5 con Medel in mezzo a Miranda-Murillo e con Juan Jesus che non sale (a differenza di Telles o Nagatomo)?
      Insomma, forse non è l’articolo che sa di ridicolo o che in Italia si fa bene o male e altrove male o bene. Semplicemente alcune interpretazioni del gioco cambiano, anche se, togliendo eccezioni come Fiorentina e Napoli, resta l’impressione che da noi si pensa sempre più a difendersi che a giocare la palla puntando al gol.

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