Adam Scott sfata il tabù australiano ad Augusta

Adam Scott esulta insieme al suo caddie Steve Williams, dal 1999 al 2011 al fianco di Tiger Woods, dopo il putt che gli ha regalato il Masters (AP Photo/Charlie Riedel)

Adam Scott esulta insieme al suo caddie Steve Williams, dal 1999 al 2011 al fianco di Tiger Woods, dopo il putt che gli ha regalato il Masters (AP Photo/Charlie Riedel)

Greg Norman, Peter Thomson, David Graham, Steve Elkington, Geoff Ogilvy, Bruce Crampton e Stuart Appleby. I più grandi golfisti australiani di sempre, capaci di vincere centinaia di tornei in ogni angolo del globo, Majors inclusi. Eppure, fino a ieri, nessun australiano era mai riuscito a indossare la “green jacket”, nessuno era mai riuscito a conquistare il Masters di Augusta. Sembrava ormai quasi una maledizione per via di tutta una serie di tracolli subiti dagli Aussie nel corso degli anni.

Sembrava ed era, appunto, perché Adam Scott, 32enne di Adelaide, stanotte intorno all’1 italiana ha riscritto la storia. È diventato il primo australiano a vincere ad Augusta, conquistando il suo primo Major in carriera – sfatando così anche quella che sembrava una maledizione personale – e permettendo così all’Australia di diventare la quarta nazione, dopo Stati Uniti, Inghilterra e Sud Africa ad aver vinto tutti i quattro Majors. Inoltre Scott è diventato appena il secondo golfista aussie dal 1996 capace di vincere uno dei “big four”; l’altro è stato Geoff Ogilvy nel 2006 quando si è imposto allo US Open.

Ma il successo non è stato di certo facile per Scott, che aveva peraltro ancora davanti a sé gli occhi della sua implosione al British Open dello scorso anno, quando bruciò un vantaggio di 4 colpi con 4 buche da giocare, infilò quattro bogey consecutivi schiacciato dalla pressione e chiuse a una lunghezza da Ernie Els. Scott ha dovuto vincere il Masters praticamente due volte. Alla 18, infatti, quando ha imbucato un putt per il birdie da quasi 8 metri per andare 9 colpi sotto il par, credeva di aver già vinto. Ma “El Pato” Angel Cabrera non era della stessa idea e inchiodando poco dopo alla 18 un approccio a pochi centimetri dalla buca, trascinava Scott al play-off. Quando però Scott alla seconda buca di play-off ha imbucato un altro putt per il birdie, stavolta da quasi 4 metri di distanza, l’argentino è stato costretto ad alzare bandiera bianca, dando il via ai festeggiamenti di Scott. Lo spettro del British Open 2012 finalmente cancellato, una carriera – che l’aveva già visto raggiungere il numero 3 del mondo e vincere 20 tornei da pro, tra cui alcuni importantissimi come il Players Championship del 2004 o il WGC-Bridgestone Invitational del 2011, ma mai un Major – completata con la vittoria più importante.

In un solo colpo Scott ha dato un tono completamente diverso al suo palmarès, cancellato i suoi spettri e vendicato anni di fallimenti australiani ad Augusta. Lui stesso, insieme al connazionale Jason Day, erano andati vicini alla green jacket già nel 2011. Erano leader nella clubhouse la domenica pomeriggio, con pochi golfisti ancora sul percorso. Poi, però, il sudafricano Charl Schwartzel chiuse le sue 72 buche con quattro birdie consecutivi, mettendo la freccia e infilandosi la giacca verde al loro posto. Jim Ferrier nel 1950 aveva 3 colpi di vantaggio con 6 buche da giocare, ma a festeggiare fu Jimmy Demaret. Nel 1972 Bruce Crampton fu costretto a inchinarsi a Jack Nicklaus mentre 8 anni più tardi, nel 1980, Jack Newton fu costretto a fare altrettanto con Severiano Ballesteros.

Ma le delusioni più cocente per il golf australiano ad Augusta riguardando probabilmente tutte Greg Norman, che in più occasioni sfiorò la vittoria senza mai riuscire a centrarla. Nel 1986 non riuscì a chiudere in par la 72esima e ultima buca, che lo avrebbe mandato al play-off di spareggio con Nicklaus, l’anno successivo al play-off ci arrivò ma perse con Larry Mize quando l’americano imbucò un chip da quasi 43 metri. Per non parlare poi del 1996, quando Norman chiuse il terzo giro in vantaggio di 6 colpi sui più diretti inseguitori ma poi implose letteralmente la domenica, entrando in clubhouse addirittura con cinque colpi più di Nick Faldo. Delusioni e sconfitte storiche, cancellate con due putt da Adam Scott. Finalmente anche un australiano è riuscito a infilarsi la green jacket. Un’altra prima volta per Augusta dopo l’apertura dell’agosto scorso a due donne come membro del Golf Club.

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