Gli infortuni nello sport: rientri lampo e recuperi miracolosi

Metta World Peace, numero 15 dei Los Angeles Lakers, a terra dopo l'infortunio. Tempo previsto per il recupero: 6 settimane. Tornerà in campo in 12 giorni (Photo Usa Today Sports)

Metta World Peace, numero 15 dei Los Angeles Lakers, a terra dopo l’infortunio. Tempo previsto per il recupero: 6 settimane. Tornerà in campo in 12 giorni (Photo Usa Today Sports)

C’è qualcosa che accomuna tutti gli sport. Qualcosa di negativo: gli infortuni. Su un campo o in auto, sulla neve o su due ruote. Danni muscolari, gravi problemi di ossa o legamenti. E spesso si parla di recupero miracoloso o di rientro anticipato. A maggior ragione se il ritorno riguarda un “anziano” (no, non ci riferiamo alla rielezione di Napolitano). Questo è stato l’argomento dei giorni scorsi in NBA. Nel passato il mondo dello sport ha visto cose che noi umani non avremmo potuto immaginare (cit.).  Ed entrambi gli autori di Pensieri di Sport hanno avuto le ginocchia a pezzi (chi scrive, in particolare, ha appena avuto l’ok dei medici a sei mesi da un’operazione nda vanitoso).

Lo scorso 13 aprile Kobe Bryant, uno dei migliori giocatori di basket di sempre, ha subito il suo peggior infortunio in carriera: rottura del tendine d’achille. Il giocatore dei Lakers, ricaduto male dopo un tentativo di tiro da tre nella gara vinta dai gialloblu contro Golden State, è uscito sulle sue gambe, ma la gravità è stata confermata. Prime ipotesi: fuori per un periodo variabile tra gli 8 e i 12 mesi. Operato due giorni dopo, già si è iniziato a parlare di 6-9 mesi. Insomma, Kobe cercherà il rientro già a novembre, quando prenderà il via la prossima stagione di basket americano.

La settimana prima, il 5 aprile, era toccato al re del basket azzurro e leader dei Denver Nuggets, Danilo Gallinari: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. La sua squadra batte i Mavericks, ma per il Gallo stagione finita e niente Europei con l’Italia di settembre. Sei mesi per tornare in campo, ma c’è già chi abbrevia i tempi a 120 giorni. Quasi un record insomma.

E di vero e proprio record si può parlare per Metta World Peace, al secolo Ron Artest. Il 34enne dei Lakers a fine marzo ha subito una lesione al menisco laterale sinistro. Niente da fare, almeno 6 settimane out per il cestista. Operato il 29 marzo, torna in campo esattamente 12 giorni dopo. Niente, rispetto ai 42 previsti inizialmente. Tanto che su Twitter si parla di un alieno, data la sua non più giovanissima età.

Ma il passato ha visto un po’ in tutti gli sport esempi incredibili di rientri lampo, a partire dal calcio. Tra i casi più famosi c’è quello di Franco Baresi: durante i Mondiali del 1994 negli States si infortuna al menisco contro la Norvegia. Ha già 34 anni, eppure compie un autentico miracolo. I medici parlano di mesi di stop, lui è in campo nella finale contro il Brasile del 17 luglio, esattamente 25 giorni dopo il ko. Non solo, ma gioca alla grande, anche se poi purtroppo sbaglia uno dei rigori finali, anche a causa dei crampi. Altro esempio di “anziano” dal ritorno facile è quello di Roberto Baggio, che a 35 anni si infortuna con il Brescia in Coppa Italia. Rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco esterno del ginocchio sinistro. Sei mesi di stop? Neanche per sogno: dopo soli 76 giorni il Divin Codino non solo è in campo, in casa della Fiorentina, ma segna la doppietta della vittoria. Più recente poi il caso di Francesco Totti: operato il 19 febbraio 2006 per una frattura al perone, ci si attende un recupero in 5 o 6 mesi. A giugno sarà in campo con gli azzurri, vincendo l’epico Mondiale di Germania.

Anche il mondo dei motori non è da meno in questa speciale lista di recuperi da record. Valentino Rossi nel 2010 è in sella alla sua Yamaha a soli 40 giorni dall’intervento chirurgico per una frattura scomposta di tibia e perone. Stessa tempistica necessaria a Niki Lauda, nel 1976, per tornare al volante dopo il gravissimo incidente dell’1 agosto. Ferite ancora aperte, ma il pilota austriaco arrivò quarto in gara. A fine 1995 fu Mika Hakkinen a rimanere gravemente ferito in prova: alcuni giorni di coma, danni all’udito e perdita di parte della lingua. Ma nel marzo successivo il finlandese è regolarmente in corsa.

Infine qualche esempio di altri sport. Il 13 luglio del 2007, al Golden Gala di Roma, il saltatore in lungo francese Salim Sdiri viene colpito da un giavellotto. Ferite gravissime, ma la vita è salva. Si qualificherà a Pechino 2008 e l’anno successivo, il 12 giugno, batte il record francese con 8,42 metri. Nell’estate del 2001 Hermann Maier è lo sciatore più forte di tutti: tre Coppe del Mondo, otto di specialità, due ori olimpici e tanti altri record in arrivo. Il 24 agosto, in un incidente in moto, si rompe una gamba fino a rischiare l’amputazione. Invece Maier non solo tornerà sulla neve, ma a Torino 2006, a quasi 34 anni, si metterà al collo un argento e un bronzo. Chiudiamo con l’indimenticato Marco Pantani. Nel 1994 viene investito da un’auto e si ipotizza la fine anticipata della sua carriera ancora agli inizi. Solo 4 anni più tardi, con la doppietta Giro-Tour, diventa un ciclista immortale. Perché anche un infortunio ti può far diventare grande.

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