Petacchi appende (forse) la bici al chiodo

25 luglio 2010: Petacchi festeggia la vittoria della maglia verde sugli Champs-Élysées insieme a Andy Schleck (bianca), Alberto Contador (gialla, poi squalificato) e Anthony Charteau (pois) (AP Photo/Alain Mounic, POOL)

25 luglio 2010: Petacchi festeggia la vittoria della maglia verde sugli Champs-Élysées insieme a Andy Schleck (bianca), Alberto Contador (gialla, poi squalificato) e Anthony Charteau (pois) (AP Photo/Alain Mounic, POOL)

Ale-Jet dice basta. Forse. Dopo la Parigi-Roubaix, martedì Alessandro Petacchi ha annunciato il suo probabile ritiro dal ciclismo. Probabile, però, ma non del tutto certo. Il velocista spezzino ha infatti rescisso il contratto con la Lampre-Merida ma ha lasciato aperta una porta per il futuro. Leggendo tra le righe delle sue dichiarazioni sembra, infatti, che uno dei velocisti più forti di sempre potrebbe tornare in sella – dopo un periodo di pausa dedicato alla famiglia – per fare da ultimo-uomo a qualche big, con Cavendish e Sagan in prima fila. Ipotesi affascinanti ma altrettanto complicate da realizzare e allora, in attesa di sviluppi futuri, per ora il saluto alle due ruote sembra definitivo.

Petacchi lascia come uno dei più forti sprinter di sempre, l’erede di SuperMario Cipollini da cui prese virtualmente il testimone nel 2003, il suo anno d’oro, quando lo batté al Giro d’Italia a Lecce con il “Re Leone” vestito con la maglia iridata. A 29 anni arriva la consacrazione per Petacchi: in un anno vince 30 gare tra cui 15 tappe nei tre grandi giri (6 al Giro, 4 al Tour, 5 alla Vuelta), vestendo anche sei giorni la maglia rosa e diventando il primo ciclista in grado di vincere in un solo anno almeno due tappe in ciascuno dei tre grandi giri. Da lì fino almeno al 2010, quando alla “tenera” età di 36 anni riesce ancora a battere Cavendish conquistando la maglia verde del Tour de France, è praticamente il leader mondiale delle volate.

Passato professionista nel 1996, Petacchi esplode tardi. Nei primi quattro anni da professionista, infatti, vince solo una corsa. Poi affina le sue doti da sprinter ed esplode. I numeri ora, dopo 18 anni di carriera, rendono lontanissimo quei primi quattro anni scarni di successi. Petacchi appende infatti la bicicletta al chiodo con 178 vittorie (di cui 13 ufficialmente revocate per la vicenda salbutamolo del Giro 2007), il quarto italiano all-time per vittorie tra i professionisti dietro a Francesco Moser (273 vittorie), Giuseppe Saronni (193) e Mario Cipollini (189). Con 53 vittorie complessive nei tre grandi giri (6 al Tour, 27 al Giro – di cui 5 revocate – e 20 alla Vuelta) è il terzo di tutti i tempi nel numero di vittorie complessive, dietro a alle 65 di Merckx 65 e alle 57 di Cipollini; mentre è al quarto posto assoluto nella classifica dei vincitori di tappe nella “corsa rosa” e il secondo della Vuelta.

Il “velocista gentiluomo”, come è soprannominato, è stato inoltre capace di vincere la classifica a punti in tutti e tre i grandi giri: il quarto di sempre a riuscirci, il primo italiano. Secondo italiano, invece, capace di arrivare a Parigi con la maglia verde sulle spalle, prima di lui solo Bitossi nel 1968. Ma Petacchi non ha lasciato il proprio marchio solo nei grandi giri, anche nelle classiche ha saputo graffiare. Nel 2005, infatti, arriva a braccia alzate sul traguardo di via Roma alla Milano-Sanremo mentre nel 2007 brucia tutti nella Parigi-Tours.

Ora, a 39 anni, lo stop. Nella prima parte di stagione Ale-Jet ha provato addirittura nuove sfide, prendendo parte alla campagna del nord al Fiandre e alla Roubaix. Ora, però, una decisione sofferta ma di certo non avventata. «Non aveva più senso continuare così. Non ho gli stimoli giusti. L’inizio di stagione non era stato neanche male, ho cercato di fare cose nuove – ha detto Petacchi – misurandomi con il Fiandre e la Roubaix. Poi ho pensato: e ora che cosa faccio? Vado al Tour? A fare che cosa? Mio figlio Alessandro ha cinque anni ed era sempre più difficile salutarlo, uscire di casa, stargli lontano. Di una pausa avevo sicuramente bisogno. Non so ora che cosa succederà».

Proprio nella sua ultima frase c’è lo spiraglio per un eventuale rientro: «Non sto chiudendo la porta in faccia al ciclismo e sarebbe impossibile farlo da un giorno all’altro – ha spiegato il velocista – in pratica sono 30 anni che pedalo ma non è che non ne voglia più saperne di questo mondo. Zabel, nell’ultima fase della carriera, mi tirava le volate alla Milram. Un discorso del genere potrei valutarlo, ma non penso che abbia senso farlo per chiunque. Ci dovrebbero essere le condizioni giuste». Nel dubbio, in attesa di vedere se queste condizioni si concretizzeranno e se, quindi, Petacchi risalirà in sella noi lo celebriamo, perché già ora è tra i ciclisti azzurri più vincenti della storia.

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