8 maggio 1978, quando l’uomo respirò l’Everest

Reinhold Messner in vetta all'Everest l'8 maggio del 1978 (Photo Alliance)

Reinhold Messner in vetta all’Everest l’8 maggio del 1978 (Photo Alliance)

Molti conoscono Reinhold Messner. Un italiano, di lingua tedesca, che ha fatto la storia dell’alpinismo. Uno scalatore epico, primo al mondo, nel 1986, a giungere in vetta a tutte le quattordici cime di oltre 8000 metri presenti sul nostro pianeta. Ma pochi sanno in che giorno quest’uomo creò la vera e propria leggenda di se stesso. Fu proprio l’8 maggio di 35 anni fa.

Messner e Habeler al via dell'impresa dell'8 maggio 1978 (Photo www.outdoor-team.at)

Messner e Habeler al via dell’impresa dell’8 maggio 1978 (Photo http://www.outdoor-team.at)

Reinhold Messner, in compagnia dell’austriaco Peter Habeler, riuscì nell’incredibile ascesa del Monte Everest senza fare uso di bombole di ossigeno. Non che Habeler fosse uno scalatore qualsiasi: tra i primi europei a “vincere” le Montagne Rocciose negli Usa, insieme all’italiano scalò vari ottomila. Ma sicuramente non era il protagonista di quegli anni. L’uomo che cambiò il rapporto tra l’uomo e le montagne fu Messner, il quale effettuò circa 3500 scalate, delle quali almeno 100 sono state “prime” assolute.

Solo otto anni prima, nella ridiscesa dal Nanga Parbat, il suo primo ottomila, aveva perso la vita il fratello e compagno di avventure Gunther. Eppure, dopo qualche anno di pausa, Messner decise di ripartire. E affermò che l’utilizzo delle bombole, pur dovendo arrivare così in alto (a quelle altitudini è presente un terzo dell’ossigeno cui siamo abituati), equivaleva a barare.

Scalare la vetta più alta del mondo senza l’ausilio di bombole di ossigeno era un’impresa, fino ad allora, ritenuta letteralmente impossibile. Secondo alcuni medici così poco ossigeno avrebbe potuto addirittura causare danni al cervello. E anzi, dopo l’impresa non mancò chi ipotizzò una truffa e la possibilità che la spedizione avesse fatto uso di piccole bombole poi fatte sparire durante la discesa.

Chiariamo una cosa: quando si parla di Everest, si considera un’altezza di 8848 metri sul livello del mare. Quasi il doppio del Monte Bianco. Cento volte più alto del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, costruito nel 2009 a Dubai. Una montagna, per rendere l’idea, la cui altezza è oltre 500 volte quella della Cascata delle Marmore. E Messner e Habeler giunsero fin lassù usando solo i propri polmoni.

Reinhold Messner durante l'epica scalata dell'Everest, fotografato da Habeler (Photo Rolexblog)

Reinhold Messner durante l’epica scalata dell’Everest, fotografato da Habeler (Photo Rolexblog)

Ma le polemiche, come già detto, non mancarono. E forse anche per questo motivo Messner decise di smentirle e realizzò un nuovo record. Riuscì infatti, due anni più tardi, nella prima salita in solitaria, sempre senza bombole, portata a compimento tra il 18 e il 20 agosto del 1980.

Una curiosità è legata proprio agli anni che separano alcune date memorabili legate all’Everest. Se Messner e Habeler riuscirono nell’impresa senza bombole nel 1978, cioè 35 anni fa, la prima ascesa risale esattamente a 25 anni prima, nello stesso mese. I primi di sempre ad arrivare in cima alla vetta più alta del mondo furono infatti il neozelandese Edmund Hillary e lo Sherpa Tenzing Norgay, il 29 maggio del 1953. Ma Messner non fu il primo italiano ad arrivare lassù: il record nostrano appartiene a una spedizione guidata da Guido Monzino. Quando? Esattamente 5 anni prima, nel maggio del 1973.

Insomma, Messner è finito su riviste, giornali e tv di tutto il mondo. Ha realizzato missioni eroiche e affermato di aver visto il famigerato Yeti. Ma il passo più grande lo ha compiuto proprio 35 anni fa. E oggi può celebrarlo dall’interno dei Musei della montagna che ha aperto nelle sue Dolomiti. Un po’ più in basso di quell’epico 8 maggio. Ma sempre senza bombole d’ossigeno.

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