Gli emigranti dello sport: intervista ad Alessandro Chiappini – parte 1

Chiappini pensieroso durante un allenamento con l'Atom Trefl Sopot (foto T. Bołt)

Chiappini pensieroso durante un allenamento con l’Atom Trefl Sopot (foto T. Bołt)

La fuga dei cervelli dall’Italia riguarda, a pieno titolo, anche il volley. Uno degli esempi più lampanti è Alessandro Chiappini, 44enne allenatore di volley femminile perugino che da dieci anni ormai è capo allenatore ai massimi livelli, ma di questi ne ha trascorsi più della metà all’estero.

Dopo una “gavetta” come vice allenatore tutta italiana tra Reggio Calabria, Bergamo e Perugia, infatti, Chiappini è stato l’head coach per due stagioni a Marsciano, spiccando poi il volo verso l’Asystel Novara. Dopo 2 stagioni in Piemonte, però, saluta l’Italia: quattro anni come commissario tecnico della nazionale turca (portata fino al 5° posto agli Europei, un 2° e un 3° in European League e un 2° posto ai Giochi del Mediterraneo), due stagioni al Trefl Sopot in Polonia (sconfitta in finale il primo anno, scudetto il secondo) e quindi nel 2012/2013 ha allenato l’Azerrail Baku in Azerbaijan.

Alessandro Chiappini ci ha accompagnato lungo un giro del mondo, pallavolistico ma non solo, raccontandoci com’è e come evolve il volley ad altre latitudini. Oggi la prima parte dell’intervista, in cui racconta l’esperienza azera e la sua vita da emigrante.

Chiappini, primo da destra in maglia bianca, da il "cinque" alle sue giocatrici dell'Azerrail Baku

Chiappini, primo da destra in maglia bianca, da il “cinque” alle sue giocatrici dell’Azerrail Baku

Pensieri di Sport: Mister, partiamo dalla fine, partiamo da Baku. Quello azero è un campionato in grande crescita, con soldi e grandi giocatrici, ma ancora molto particolare.
Alessandro Chiappini: «Eh si. Nella massima serie dell’Azerbaijan ci sono solo sette squadre, tutte della stessa città (la capitale, Baku appunto, nda) e questo ha pro e contro. Tra i pro c’è l’assenza dei viaggi, sicuramente, ma mancano tantissimo i playoff (il campionato si disputa con quattro gironi all’italiana per 24 partite complessive, alla fine delle quali la squadra che ha conquistato più punti vince il titolo senza alcuna forma di playoff, nda) che potrebbero aggiungere ancora spettacolo visto che il livello delle squadre è molto alto. Tolte due squadre che avevano un’impostazione più giovanile, da seconda squadra, le altre erano di livello davvero alto con molta competitività, è un campionato piacevole da giocare. Economicamente sono molto ricchi, hanno grande potenzialità e anche il regolamento li agevola perché avendo poche giocatrici azere non c’è un vincolo al numero delle straniere per cui le squadre sono di alto livello visto che l’accoppiata tra disponibilità economica e possibilità di scelta in tutto il mondo li facilita per mettere insieme squadre molto forti (l’Azerrail nell’ultima stagione aveva in rosa le olandesi Flier, Wensink e Stam, le americane Wilson e Hodge, la finlandese Lehtonen, la polacca Sadurek, la slovena Lipicer, la croata Grbac e le italiane Anzanello, Carocci e Sorokaite; il Rabita di Marcello Abbondanza che ha vinto lo scudetto aveva la bulgara Rabadzieva, la tedesca Grün, la polacca Skorupa, le serbe Krasmanovic, Starovic, Golubovic e Cebic, la colombiana Montano, la portoricana Cruz, la dominicana Castillo, le ucraine Fomina e Zukova, la bielorussa Zakrievskaja e l’americana Akinradewo, nda)».

PdS: Il contrasto con la situazione attuale italiana, dove due squadre si sono addirittura ritirate a metà stagione e le giocatrici più forti vanno via una dopo l’altra, è stridente, no?
AC: «Sicuramente in questo momento il contrasto è forte. In Italia, purtroppo, la situazione non è delle migliori. Le squadre stanno perdendo di qualità perché tante giocatrici importanti, italiane e non, vanno all’estero fra Turchia, Azerbaijan, Russia e quant’altro, per cui il livello del nostro campionato si sta un po’ abbassando».

Chiappini nel periodo in cui è stato commissario tecnico della nazionale turca femminile

Chiappini nel periodo in cui è stato commissario tecnico della nazionale turca femminile

PdS: Com’è questa vita da emigrante?
AC: «Mi piace molto perché sono tutte esperienze nuove, che danno molto dal punto di vista professionale ma non solo. Credo di aver imparato molto con le diverse culture pallavolistiche e di vita quotidiana e di essermi arricchito molto. Continuerei a farlo per sempre perché in questo momento c’è molta professionalità fuori dall’Italia, mi sono trovato molto bene, è stato un’esperienza altamente positiva e mi piacerebbe continuare a lavorare all’estero».

Domani, nella seconda parte, Alessandro Chiappini ci parla delle esperienze in Polonia e Turchia oltre che del suo futuro. Non perdetela.

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