Gli emigranti dello sport: intervista ad Alessandro Chiappini – parte 2

Alessandro Chiappini festeggia la vittoria del campionato polacco con l'Atom Trefl Sopot, il 27 marzo 2012 a Gdansk, contro il Muszyna che lo aveva sconfitto un anno prima (foto Renata Dąbrowska - Agencja Gazeta)

Alessandro Chiappini festeggia la vittoria del campionato polacco con l’Atom Trefl Sopot, il 27 marzo 2012 a Gdansk, contro il Muszyna che lo aveva sconfitto un anno prima (foto Renata Dąbrowska – Agencja Gazeta)

Dopo la prima parte dell’intervista ad Alessandro Chiappini, pubblicata ieri, in cui il tecnico perugino ci ha raccontato della sua esperienza in Azerbaijan e della sua vita da emigrante del volley, oggi Alessandro nella seconda e ultima parte ci parla di Polonia e Turchia oltre che del futuro.

Alessandro Chiappini prima di un incontro della massima serie polacca femminile (foto Renata Dąbrowska - Agencja Gazeta)

Alessandro Chiappini prima di un incontro della massima serie polacca femminile (foto Renata Dąbrowska – Agencja Gazeta)

Pensieri di Sport: Passo indietro. Prima dell’Azerbaijan sei stato in Polonia, uno dei paesi al top per attenzione e amore nei confronti della pallavolo, oltre che per qualità. C’è differenza con l’Azerbaijan?
Alessandro Chiappini: «In Polonia c’è una cultura pallavolistica spaventosa. La pallavolo maschile è il primo sport, quella femminile è il primo tra le donne; ci sono tantissimi fans e la cosa che mi colpiva è che in qualsiasi città andavamo trovavamo gente in hotel che ci aspettava, come se fossimo calciatori qui in Italia. C’è questo grande attaccamento ma anche grande cultura della pallavolo: sono tutti conoscitori e si accorgono se una squadra gioca bene o male. Inoltre è una popolazione molto corretta, tifosi molto corretti con i quali sono riuscito a instaurare un ottimo rapporto anche extra-lavorativo. È stata un’esperienza molto positiva».

Chiappini, sorridente, abbraccia i componenti del suo staff con la nazionale turca (foto Federvolley Turchia)

Chiappini, sorridente, abbraccia i componenti del suo staff con la nazionale turca (foto Federvolley Turchia)

PdS: In Turchia invece?
AC: «Uguale. Anche in Turchia c’è molto seguito per la pallavolo. Da quando sono stato in Turchia io ad ora (Chiappini ha allenato la nazionale turca dal 2007 al 2010, nda) il movimento pallavolistico turco si è trasformato, io sono stato probabilmente il primo a iniziare questo cambiamento. All’inizio ho trovato tante difficoltà perché siamo andati a intervenire su una mentalità che era completamente diversa da quella nostra. Professionalità c’era ma non ad altissimi livelli. Io sono stato molto fortunato perché quando sono arrivato la Federazione mi ha dato carta bianca, ho potuto iniziare un nuovo progetto da zero con tutte giocatrici nuove, per cui ho trovato un livello di motivazione molto alto e la cooperazione che ho avuto da parte delle atlete è stato qualcosa che non dimenticherò mai. A queste condizioni è stato molto semplice per me cambiare le loro abitudini e trasformarlo in un ambiente molto più professionistico. Poi c’è stato il contributo di altri allenatori italiani, Cuccarini arrivato nella mia stessa stagione e altri negli anni a seguire, che hanno dato continuità, nei club, a questo progetto della Nazionale e credo che in questo momento la Turchia sia una squadra molto competitiva perché molto giovane ma con il giusto livello di esperienza per raccogliere risultati importanti».

Alessandro Chiappini durante un time-out con la Turchia

Alessandro Chiappini durante un time-out con la Turchia

PdS: Impossibile non parlare dei fatti di questi giorni, di Occupy Gezi, con chi la Turchia l’ha vissuta in prima persona per tre anni.
AC: «Ho provato un grande dispiace a vedere gli eventi perché ho tanti amici in Turchia e so che combattono per questa situazione. La Turchia è un paese moderato, un po’ di tensione c’era già prima, quando io ero lì, evidentemente se sono arrivati a questo punto vuol dire che ora le cose stanno un po’ degenerando. La Turchia ormai è un paese molto occidentalizzato, soprattutto la nuova generazione e nelle aree delle grandi città non credo che accettino facilmente questa condizione».

PdS: E il giro del mondo di Alessandro Chiappini dove lo porterà nella prossima stagione? Una nuova destinazione estera o un rientro in patria?
AC: «In questo momento sono senza contratti e contatti. Credo che rimarrò a casa ad aspettare, ho avuto una proposta dall’Italia ma non c’erano le condizioni giuste per poter iniziare questo nuovo percorso per cui rimango in attesa e vedrò l’evoluzione della situazione. Se ci sarà la possibilità entrerò a metà stagione, altrimenti comincerò a lavorare per la stagione successiva con la speranza di trovare un bel progetto».

Alessandro Chiappini impegnato nella sessione di allenamento tecnico con l'under12-13 della Spoleto Academy Volley (foto Luca Cesaretti)

Alessandro Chiappini impegnato nella sessione di allenamento tecnico con l’under12-13 della Spoleto Academy Volley (foto Luca Cesaretti)

PdS: E mentre sei in attesa del giusto progetto per tornare in panchina ti dedichi anche ai più piccoli. Ti abbiamo incontrato in un pomeriggio in cui stai dirigendo, come special guest, un allenamento tecnico finalizzato alla fase di ricezione e attacco per i giovani, maschi e femmine dall’under 12 all’under 16, della Spoleto Academy Volley, società che come prima squadra ha una serie C maschile. Com’è, per chi è abituato a lavorare ai massimi livelli, tornare a insegnare le basi ai bambini, anche se per un solo pomeriggio?
AC: «Questo tipo di mentalità non l’ho mai voluta abbandonare, perché credo che la tecnica sia la base dei grandi giocatori per cui è giusto continuare sempre ad allenare la tecnica anche se, quando si lavora con atleti di alto livello, i tempi sono sbilanciati a favore della tattica. Sono un allenatore che ha sempre creduto molto nel discorso tecnico, sono cresciuto con persone che mi hanno insegnato a lavorare sulla tecnica per cui non mi voglio dimenticare delle basi che mi sono state date. Mi piace allenare la tecnica e per me è anche importante perché è un’occasione per ripassare e per tenere la mente fresca e allenata anche da questo punto di vista».

2 risposte a “Gli emigranti dello sport: intervista ad Alessandro Chiappini – parte 2

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