La 100esima edizione del Tour de France: la storia

Poster di Shari Margolin dedicato alla 100esima edizione della Grande Boucle

Poster di Shari Margolin dedicato alla 100esima edizione della Grande Boucle

Il 1° luglio 1903 alle 15.16, all’esterno del Café Reveil-Matin, all’incrocio tra le vie Melun e Corbeil, nel villaggio di Montgeron, alla periferia di Parigi, prese il via la prima edizione del Tour de France. Sabato prossimo, 110 anni dopo, dalla Corsica prenderà il via l’edizione numero 100 della Grande Boucle, che nel corso di oltre un secolo di storia è diventata la terza manifestazione sportiva al mondo per importanza, dopo le Olimpiadi e i Mondiali di Calcio, fermata solo dalle due guerre mondiali (sono saltata le edizioni dal 1916 al 1920 e dal 1941 al 1947 compresi).

Henri Desgrange, ideatore e primo organizzatore del Tour, con Maurice Garin, vincitore dell'edizione inaugurale. Sulla sinistra la prima pagina de L'Auto alla partenza del Tour del 1903 (foto letour.fr/AFP)

Henri Desgrange, ideatore e primo organizzatore del Tour, con Maurice Garin, vincitore dell’edizione inaugurale. Sulla sinistra la prima pagina de L’Auto alla partenza del Tour del 1903 (foto letour.fr/AFP)

La storia del Tour e di quella sua maglia gialla tanto ambita è una storia di sotterfugi, droga, aspirazione, lotte intestine e successo. Basta pensare che la sua origine affonda le radici nell’affaire-Dreyfus, lo scandalo politico che coinvolse a fine ‘800 Alfred Dreyfus, ufficiale accusato di aver venduto i segreti militari francesi alla Germania. Tra le varie forme di dimostrazione, pro e contro Dreyfus, un gruppo di anti-dreyfusiani finanziò Henri Desgrange per creare un nuovo giornale sportivo, L’Auto, non avendo apprezzando che il maggior giornale sportivo francese dell’epoca, Le Vélo, che vendeva 80mile copie al giorno, si fosse schierato a favore dell’ufficiale. L’Auto fu stampato su carta gialla, lo stesso colore che dal 1924 comparve con continuità sulla maglia identificativa del leader della corsa, per contrastare il verde di Le Vélo, e appena fondato decise di organizzare una grande corsa ciclistica a tappe per attirare l’attenzione e aumentare la tiratura. Nacque così il Tour de France, che con nelle appena cinque tappe della prima edizione, vinta da Maurice Garin, fece schizzare la tiratura de L’Auto da 25mila a 65mila copie.

Il grande successo, però, rischiò di uccidere sul nascere il Tour tanto che lo stesso Desgrange – ideatore, fondatore e organizzatore fino alla sua morte – dichiarò che «la seconda edizione temo che sarà anche l’ultima; il Tour morirà del suo stesso successo e della passione che provoca». Il riferimento di Desgrange era alle irregolarità che portarono alla squalifica dei primi quattro dell’edizione del 1904.

Lance Armstrong, 7 volte vincitore del Tour de France. Successi poi revocati nel 2012 per doping.

Lance Armstrong, 7 volte vincitore del Tour de France. Successi poi revocati nel 2012 per doping.

Squalifiche, irregolarità e sotterfugi che, come sappiamo bene con i fatti e le dichiarazioni degli ultimi giorni, continuano anche a più di un secolo di distanza. Evidentemente il DNA di una corsa nata dall’affaire-Dreyfus non può essere diverso, anche perché le condizioni imposte da Desgrange, ex ciclista lui stesso, hanno spesso “costretto” i corridori a volere e dover varcare il proprio limite. Nel 1910 introdusse per la prima volta i Pirenei e il vincitore, Octave Lazipe, per tutta risposta apostrofò gli organizzatori come «assassini» per quanto aveva faticato e sofferto lungo la scalata al Col d’Aubisque. Eppure Desgrange fece finta di non sentire, anzi. «Ci sarebbero molte ragioni per cui potrei essere contento del successo di questo ottavo Tour de France – riflesse a fine corsa – ma prima di tutto c’è un fatto che dobbiamo fronteggiare: troppi corridori sonno arrivati a Parigi. Su 110 che sono partiti, 41 hanno completato il Tour e, ripeto, sono decisamente troppi. Il Tour de France ha la reputazione di essere una gara estremamente dura; giustifichiamo questa reputazione mettendo nuovi ostacoli da affrontare ai corridori». L’anno dopo introdusse anche le Alpi.

Gino Bartali festeggia la vittoria al Tour de France 1938, il primo dei suoi due successi alla Grande Boucle (foto Rex Features)

Gino Bartali festeggia la vittoria al Tour de France 1938, il primo dei suoi due successi alla Grande Boucle (foto Rex Features)

Era definitivamente nata la Grande Boucle, il grande ricciolo, che tra squadre nazionali (dal 1930 al 1961) e altre innovazioni è arrivato fino ad oggi, ormai un gigante mondiale dello sport e non solo. Un ricciolo che alterna di anno in anno la successione tra Alpi e Pirenei, toccando in 99 edizioni tutte le regioni della Francia continentale. Manca, infatti, solo la Corsica, che non è mai stata toccata da una tappa della Grande Boucle. Una “prima volta” che avverrà proprio sabato, quando il Tour partirà da Porto Vecchio e rimarrà sull’isola per le prime tre tappe. Ma di questo parleremo domani, quando daremo uno sguardo più approfondito all’edizione numero 100 della corsa francese. Oggi parliamo di storia, e nella storia non si può non ricordare che proprio quest’anno cade il quindicesimo anniversario dell’ultima vittoria italiana in terra francese. A firmarla l’indimenticato e indimenticabile Marco Pantani, solamente il sesto italiano capace di festeggiare sugli Champs-Elysées. Prima di lui Gastone Bottecchia (2 volte), Gino Bartali (2), Fausto Coppi (2), Gastone Nencini e Felice Gimondi, per nove vittorie complessive.

In attesa di scoprire domani la 100esima edizione, vi lasciamo con questa splendida infografica di Joe McNamara che mette a confronto l’edizione numero 1 e numero 100.

Infografica Tour de France 100

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