11 metri di gloria o d’inferno: scienza e psicologia dei rigori

L'errore decisivo di Bonucci contro la Spagna nella semifinale di Confederations Cup (foto Reuters/Marcos Brindicci)

L’errore decisivo di Bonucci contro la Spagna nella semifinale di Confederations Cup (foto Reuters/Marcos Brindicci)

Francesco De Gregori cantava «Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia». Negli ultimi giorni, con la Nazionale che si è giocata proprio dal dischetto sia la semifinale di Confederations Cup con la Spagna sia la finale 3° posto contro l’Uruguay di Cavani, il dibattito in Italia si è riacceso più che mai.

I partiti si sono subito schierati: «Colpa di Bonucci», «Buffon non ne ha mai parato uno in carriera», «Se un rigore è tirato bene il portiere non può farci nulla» e così via. C’è la necessità, dunque, di fare un po’ di chiarezza con dati certi, senza seguire detti popolari o emotività del momento.

Buffon neutralizza il penalty di Ashley Cole nei quarti di finale di Euro 2012 (foto LaPresse)

Buffon neutralizza il penalty di Ashley Cole nei quarti di finale di Euro 2012 (foto LaPresse)

Partiamo proprio dal capitano azzurro. Buffon è un grandissimo portiere, uno dei più grandi della storia. Eppure, anche se lui dichiara che «non devo ricordare quanti rigori ho parato con l’Italia» beh…forse è meglio non farlo visto che per contarli basterebbe una mano. I tiri dagli undici metri sono infatti decisamente il tallone d’Achille del numero 1 azzurro. Prima dei tre rigori parati ieri sera contro la Selección, infatti, Buffon con l’Italia aveva parato solamente 2 dei 20 penalty affrontati: quello di Ashley Cole nei quarti di Euro 2012, e quello di Daniel Guïza sempre nei quarti di finale di un Europeo, ma del 2008. Le altre 18 volte per Buffon non c’era stato scampo e, al massimo, erano stati gli avversari a sbagliare, come il bolide di Trezeguet che ai Mondiali in Germania 2006 ci regalò il titolo mondiale senza il bisogno che il nostro portierone disinnescasse alcuna conclusione dal dischetto dei galletti.

Ma il problema di Buffon con i rigori non riguarda solo la Nazionale, anzi. I dati sono confermati anche da quelli con i club. Su 97 tiratori affrontati dagli 11 metri nel corso della sua carriera prima di ieri sera, solo 18 volte è riuscito a parare, per una percentuale pari al 18,55%. Aggiungendo i 5 tiri con 3 parate di ieri sera i numeri migliorano, arrivando al 20,58% di parate, ma rimangono comunque ampiamente sotto media.

Xavi spiazza Buffon giovedì scorso durante la semifinale di Confederations Cup (AP Photo/Antonio Calanni)

Xavi spiazza Buffon giovedì scorso durante la semifinale di Confederations Cup (AP Photo/Antonio Calanni)

Secondo diverse ricerche, infatti, la percentuale di realizzazione media di un calcio di rigore si attesta intorno al 70%. E qui iniziamo a sfatare un po’ di miti. Secondo la ricerca dell’università Ben Gurion di Eilat (Israele) un portiere con adeguata risposta motoria che aspetta fermo di vedere la direzione del pallone prima di buttarsi neutralizza il 33% dei penalty. Una percentuale che scende sotto al 15% – 12,6% per chi si butta alla propria destra e 14,2% alla propria sinistra – se si muove in anticipo. Questo perché il cosiddetto “scegliere un lato” non garantisce, come si pensa, il 50% di chance di neutralizzare il tiro. Innanzitutto la porta va suddivisa in tre parti: destra, sinistra ma anche centro, visto che, statisticamente, i tiratori hanno solo una leggerissima preferenza per la fascia di porta alla destra del portiere (che poi altro non si tratta che di un rigore calciato “a incrociare” per un destro, la conclusione più comune). Ma anticipare il movimento, non porta nemmeno il 33% di parate perché poi, oltre a indovinare il lato, bisognerebbe fare altrettanto anche con la linea del pallone: il 57% delle conclusioni è indirizzato rasoterra, il 30% a mezza altezza e il 13% nella fascia più alta della porta. Eppure, nonostante questi dati, il 93,7% dei portieri preferisce – sbagliando – muoversi prima del tiro.

Magari aspetterebbero se sapessero che in realtà un portiere ha un vantaggio di 0,2 m/s sul tiro. Una palla calciata da 11 metri con forza e precisione nella media impiega circa mezzo secondo a compiere il suo tragitto, visto che raggiunge una velocità di circa 20/22 m/s. Il tempo medio di reazione di un portiere è invece di 0,3 secondi e nei restanti 0,2 secondi di slancio si possono percorrere oltre 2 metri, riuscendo così a coprire circa il 72% della superficie della porta nel terzo in cui viene indirizzata la conclusione. Un rigore diventa imparabile solamente se la velocità del tiro supera i 28 m/s, impedendo un adeguato tempo di reazione, e viene indirizzato agli angoli, possibilmente alti. Un mix non certo facile da raggiungere per il tiratore e molto rischioso.

Gli occhi spiritati di Andriy Shevchenko sul dischetto della finale di Champions League 2003 contro la Juventus

Gli occhi spiritati di Andriy Shevchenko sul dischetto della finale di Champions League 2003 contro la Juventus

Non è un caso che i rigoristi “infallibili” siano veramente pochi. Il più conosciuto e il più bravo è un italiano: Mario Balotelli. L’attaccante del Milan, infatti, è perfetto in carriera: 19 su 19. Nessuno ha mai segnato così tanti rigori senza sbagliare. Gli altri con il 100% di realizzazione – ad alto livello, ovviamente – con almeno 10 rigori calciati sono David Suazo (14/14) e il duo formato da Adelio Moro (ex centrocampista di, tra le tante, Atalanta, Inter, Ascoli e Milan negli anni ’70 e ’80, nda) e Gaetano D’Agostino con 10/10. Poi arriva il britannico Matthew Le Tissier, centrocampista del Southampton tra il 1986 e il 2002, che in carriera vanta un 47 su 48 (98%). Tra i grandissimi del calcio ampiamente sopra media sono Cruijff (76/82, 93%), Cristiano Ronaldo (34/38, 90%), Van Basten e Ibrahimovic (in coppia a 24/26, 92%), Messi (20/23, 87%) e Shevchenko (24/28, 86%). Ma tanti altri big sono pressoché in media se non sotto: Totti (62/79, 78%), Rivera (27/35, 77%), Pruzzo (26/35, 75%), Riva (22/31, 71%), Altobelli (24/35, 69%), Meazza (13/19, 68%), Cavani (16/24, 67%), Pirlo (14/21, 67%), Piola (25/38, 66%), Mancini (22/34, 65%), Batistuta (14/24, 58%).

Questo perché in quegli 11 metri di passione oltre alla tecnica c’è molto di più: l’emotività. Spesso decisiva. Il team di ricercatori della Scuola Norvegese dello Sport, guidato dallo psicologo Geir Jordet, hanno analizzato 409 calci di rigore di 41 partite di Mondiali, Europei e Coppa America dal 1976 al 2004. Valutando gli effetti dei fattori tecnici (ruolo del calciatore, livello tecnico del calciatore, minuti giocati prima del calcio di rigore e quindi fatica, etc.) e psicologici sulle chance di successo nel tirare un penalty, è emerso che tutti questi fattori hanno un impatto significativo, ma ciò che più influenza le probabilità che un calcio di rigore venga realizzato è l’ordine – e quindi la pressione psicologica – in cui i calciatori si presentano sul dischetto.

Fabio Grosso calcia il rigore che regala il titolo mondiale all'Italia

Fabio Grosso calcia il rigore che regala il titolo mondiale all’Italia

Il primo a calciare ha infatti, indipendentemente dal suo livello tecnico e dalla stato fisico, circa l’87% di probabilità di segnare, che scendono poi gradualmente: 82% per il secondo, 79% per il terzo e solo il 73% per il quarto. E poi: quando si calcia un rigore il cui errore può significare la sconfitta il tasso di realizzazione precipita al 60%. Mentre per chi si presenta dagli undici metri per regalare ai suoi la vittoria, la percentuale di conversione del penalty sale al 96%. Ricordate gli occhi spiritati di Shevchenko a Manchester nel 2003 e quelli di Grosso a Berlino nel 2006? Ecco, appunto.

Anche se poi, in fin dei conti, per vincere ai rigori serve anche un pizzico di fortuna al momento giusto. Prima di ieri sera la miglior prestazione di Buffon in una serie dal dischetto risaliva proprio a quella notte di Manchester nel 2003, quando sbarrò la strada a Seedorf e Kaladze. Ma la Coppa dalle Grandi Orecchie la sollevò comunque il Milan. Fortuna che gli è tornata indietro tre anni più tardi, quando il tirò di Trezeguet finì sulla traversa, rientrando in quel misero 18,3% di secondi rigori di una serie che vengono sbagliati. Meglio così.

Una risposta a “11 metri di gloria o d’inferno: scienza e psicologia dei rigori

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