Gli inni del calcio: quando lo stadio si fa musica

"You'll never walk alone", l'inno del Liverpool, inciso anche sullo Shankly Gates, uno dei cancelli di ingresso dello stadio di Anfield (Foto Tom Bradnock)

“You’ll never walk alone”, l’inno del Liverpool, inciso anche sullo Shankly Gates, uno dei cancelli di ingresso dello stadio di Anfield (Foto Tom Bradnock)

Creano atmosfere incredibili. Uniscono folle immense in un solo coro. Quasi sempre uniscono i tifosi, ma a volte possono anche dividerli. Stiamo parlando degli inni delle squadre di calcio. Non gli inni nazionali delle squadre dei vari paesi, proprio delle canzoni scelte dalle squadre di club. Sono qualcosa di magico, l’elemento fondamentale di ogni tifoso che si rispetti. E allora oggi poche parole, diamo spazio alle note musicali.

Nei giorni scorsi non sono mancate le polemiche in merito, scatenate da Antonello Venditti, cantautore tifoso della Roma. Suoi i due inni giallorossi, quello ufficiale “Roma Roma Roma” che accoglie la squadra all’ingresso nello Stadio Olimpico, e quello ufficioso, “Grazie Roma”, che risuona in caso di vittoria (non spesso di recente, va detto). Venditti ha chiesto di togliere le sue canzoni, scontento della gestione “senz’anima” della squadra. Poi ha ritrattato, era solo una provocazione verso la società. Ma subito i tifosi si sono divisi. E l’eco della vicenda in campo nazionale ci fa capire, ancora una volta, l’importanza di un inno per una squadra di calcio.

Ma in Italia sono molti gli inni divenuti famosi, a partire da quelli delle 3 big del calcio nostrano, almeno per numero di tifosi. Su tutti la Juventus, che ha cambiato ben 5 inni nella sua storia. Dal 2005, scelto con un concorso indetto dalla società bianconera, i bianconeri cantano “Juve (storia di un grande amore)” del musicista Paolo Belli, noto per le sue frequenti presenze televisive.

Per l’Inter il brano “Amala” è ancor più famoso. Non solo perché orecchiabile, e nemmeno per la pronuncia argentina di Capitan Zanetti di parole come “nerazzurri”, anzi, “nerassuri”. Di certo è il più storpiato degli inni, date le varie battute, i titoli di giornale e perfino Twitter, tutti a giocare sul titolo dell’inno interista. E pensare che, in teoria, l’inno ufficiale sarebbe un altro (“C’è solo l’Inter”).

Non meno noto è l’inno del Milan, intitolato appunto “Milan Milan” e cantato addirittura da Tony Renis. Ma di recente anche Laura Pausini, nota tifosa rossonera, si è prodotta nella cover del brano.

A dir poco curiosi altri inni di squadre italiane, in particolare alcuni in dialetto locale. Facciamo tre esempi su tutti, con tre dialetti differenti: Napoli, Catania e Lecce. Qualcosa di incredibile, proprio per l’eccezionalità del testo.

Andiamo all’estero e apriamo con il nuovo che avanza, i ricconi del Paris Saint Germain. L’inno della squadra della capitale transalpina è “Allez Paris Saint Germain”, cantato dai Les Parisiens. Ma la versione registrata lo scorso anno dai giocatori del club francese e dal tecnico Carlo Ancelotti è sicuramente migliore.

Probabilmente il più famoso inno di una squadra di calcio estera è quello del Liverpool. Gli appassionati del pallone di ogni latitudine conoscono sicuramente “You’ll never walk alone”, un nome e una promessa. “Non camminerai mai solo”, riferito alla squadra e ai giocatori. E pensare che nasceva come canzone romantica nel 1945. Ora è da brividi quando viene cantato in coro dalla KOP, la curva dei Reds.

Non solo Liverpool però. In Olanda anche Feyenord (Rotterdam) e Twente (Enschede) hanno lo stesso inno. In Scozia sono Hibernian (Edinburgo) e Celtic Glasgow a cantarlo. Questi ultimi, in particolare, per anni hanno dibattuto contro gli odiati tifosi dl Liverpool su chi fosse stato il primo a farlo proprio. E proprio i tifosi del Celtic, il 7 dicembre 2012, nel 125 anniversario della fondazione del club scozzese, lo hanno intonato in modo incredibile prima della decisiva sfida di Champions contro il Barcellona. Ebbene, uno stadio in coro e una partita che la squadra di Glasgow ha vinto contro i campioni del mondo blaugrana.

E a proposito di Barcellona, cosa dire dei centomila del Camp Nou che intonano il “Cant del Barça”, l’inno dei blaugrana, simbolo di una squadra ma al tempo stesso di un’identità locale radicata e fortissima nel territorio.

Chiudiamo con l’inno di una squadra meno nota delle altre, ma non per questo il suo inno è da trascurare, anzi. Si tratta dell’inno dell’Hansa Rostock. La squadra non è di alto livello, ma la musica rockeggiante e il modo in cui si è scherzato in passato sulla tipologia della canzone ci hanno spinto a citarlo. Perché quando ci si mette uno come Fabio Caressa, noto giornalista di Sky Sport, c’è sempre da ridere.

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