Draft NBA 2015: giovani e “international” al potere

Karl-Anthony Towns stringe la mano al commissioner Adam Silver dopo essere stato annunciato come prima scelta assoluta del draft (foto AP / Kathy Willens via CBSnews.com)

Karl-Anthony Towns stringe la mano al commissioner Adam Silver dopo essere stato annunciato come prima scelta assoluta del draft (foto AP / Kathy Willens via CBSnews.com)

La fiera dei sogni targata NBA è andata in scena stanotte al Barclays Center di Brooklyn. Il draft, il momento in cui si possono riscrivere – in positivo o in negativo – il futuro di una franchigia, ha incoronato come previsto il centro di Kentucky Karl-Anthony Towns, prima scelta assoluta dei Minnesota Timberwolves che ora con lui, Andrew Wiggins, Zach LaVine, Shabazz Muhammad e Ricky Rubio hanno un core giovane e interessante per il futuro.

Subito dopo i Lakers hanno preso la guardia D’Angelo Russell da Ohio State, sconvolgendo tutto il resto del draft ed andando contro il vecchio adagio che dice di preferire sempre il lungo al piccolo. Ma l’NBA 2015 non è quella dei nostri padri, e la scelta potrebbe essere stata la migliore possibile.

Non voglio però analizzare tutte le scelte al draft, questo pezzo vuole invece concentrarsi sulle tante curiosità statistiche che ci ha lasciato la nottata del Barclays Center. Una nottata a suo modo storica per i cosiddetti giocatori “International”, quelli cioè che vengono dall’estero.

La scelta del lettone Kristaps Porzingis da parte dei New York Knicks alla quarta assoluta ha segnato solamente la seconda volta dal 1966 in cui un giocatore lettone viene chiamato al primo giro. Prima di lui solo Andris Biedrins, pick numero 11 nel draft 2004 da parte degli attuali campioni dei Golden State Warriors.

Porzingis, peraltro, diventa appena il terzo international scelto al primo giro dai New York Knicks. Prima di lui il francese Frederic Weis, numero 15 al draft 1999 ma conosciuto solo per essersi fatto letteralmente saltare in testa da Vince Carter alle Olimpiadi del 2000, ed il nostro Danilo Gallinari, numero 6 al draft 2008.

Subito dopo di lui è stato scelto un altro international, Mario Hezonja, che con la chiamata alla numero 5 da parte degli Orlando Magic diventa il primo croato scelto nella top10 e quarto a finire al primo giro dopo Dalibor Bagaric (pick 24 dei Bulls nel 2000), Zoran Planinic (pick 22 dei Nets nel 2003) e Dario Saric (pick 12 dei Magic lo scorso anno). Si, avete letto bene, mancano dei nomi a dir poco importanti. Drazen Petrovic fu scelto al terzo giro nel 1986 e Toni Kukoc al secondo nel 1990. Ma era un’altra NBA e un altro draft.

Peraltro la scelta di Porzingis e Hezonja alla 4 e alla 5 fa sì che questo sia appena il terzo draft della storia con due international nella top5. Prima era avvenuto solo nel 2002 (Yao Ming alla 2 ed la meteora georgiana Nikoloz Tskitishvili alla 5 dalla Benetton Treviso) e nel 2011 (con il turco Enes Kanter alla 3 ed il lituano Jonas Valanciunas alla 5, più il canadese Tristan Thompson alla 4 ma che veniva dal college ed è stato sviluppato negli Stati Uniti).

Sempre in tema di international, però, va detto che l’aumento esponenziale di ragazzi scelti ha aumentato anche il numero di fallimenti. L’ultimo international capace di diventare All-Star è stato Yao Ming. Da quel draft 2002 in poi sono 21 gli international scelti al primo giro (inclusi Porzingis ed Hezonja, ma anche il serbo Nikola Milutinov scelto dagli Spurs alla numero 26) senza che nemmeno uno sia riuscito a diventare un All-Star.

Di curiosità storico-statistiche il draft ce ne ha regalate molte altre, ma vi lascio con queste due che fanno ben capire come l’NBA – e quindi il draft – del 2015 non sia più come quella di qualche anno fa. Emmanuel Mudiay, scelto alla numero 7 dai Denver Nuggets, è il secondo giocatore della storia che dopo l’high-school gioca un anno da professionista all’estero (nel suo caso in Cina con il Guangdong) prima di essere scelto al draft. Prima di lui solo Brandon Jennings (pick 10 dei Pistons nel 2009), che molti ricorderanno per la sua annata a Roma, obbligata – come anche per Mudiay ovviamente – dal regolamento che non permette più di saltare direttamente dall’high-school all’NBA.

E proprio per questo regolamento non può sorprendere, allora, che quest’anno sia stati scelti ben 13 freshman – cioè i giocatori che hanno completato appena un anno di università, il minimo indispensabile da regolamento – al primo giro. Record assoluto. Anzi, un numero maggiore rispetto al totale, quindi considerando sia primo sia secondo giro, dei freshman scelti in qualsiasi altro draft.

Giovani (e international) al potere, quindi, quantomeno nei sogni.

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