Da Torricelli a Di Massimo, calciatori-operai al potere

Alessio Di Massimo in azione con la maglia dell'Avezzano

Alessio Di Massimo in azione con la maglia dell’Avezzano

In principio fu Moreno Torricelli, ora Alessio Di Massimo. In mezzo tante storie di carneadi diventati protagonisti, di calciatori che da un giorno all’altro realizzano il proprio sogno di bambini e passano dai campi polverosi e poco osannati delle categorie dilettantistiche ai grandi palcoscenici di serie A.

La storia di Torricelli, ormai, è ben nota. Promozione, poi serie D con la Caratese. Faceva il falegname. Quindi un’amichevole con la Juve e Trapattoni lo nota. Il salto è impressionante, ma il terzino di Erba continua a macinare chilometri: arrivano scudetti, Champions, Intercontinentale e perfino la nazionale.

Stessa storia di Mirko Pieri. Anche lui terzino, ruolo che evidentemente porta bene per i salti multipli. Quadrupli, in questo caso. Giocava in Interregionale, nella sua Grosseto. Il vulcanico Gaucci lo prende per 50 milioni – stesso costo di Torricelli, anche se 8 anni più tardi – e lo porta a Perugia. Il primo passo di 10 anni di serie A, in cui arriva anche a disputare la Coppa Uefa. E nel 2014, dopo due anni di inattività, il ritorno alle origini. Un anno e mezzo a Camaiore, in Eccellenza toscana, per chiudere il cerchio prima di appendere definitivamente gli scarpini al fatidico chiodo.

È di ieri, invece, il coronamento del sogno di Alessio Di Massimo. Esterno offensivo, classe 1996, la Juventus lo ha prelevato in prestito dal Sant’Omero Palmense, squadra del campionato di Promozione abruzzese. Il salto di Di Massimo, però, è di “sole” tre categorie. Arriva dall’Avezzano, con cui ha giocato la prima parte di stagione e con il quale ha ammaliato gli osservatori juventini. Viveva con 600 euro di rimborso spese, ora giocherà come fuoriquota nella Primavera di Fabio Grosso. Un altro passato dalla C2 alla A grazie al Perugia. E la serie A, per Di Massimo, ora è lì, quasi a portato di mano. Due anni fa era 10 chili sopra il peso forma e giocava ancora più in basso. Poi, a suon di gol, uno scalino dopo l’altro: 17 gol in Promozione, 14 nel 2014-15 in Eccellenza con l’Alba Adriatica, 5 nelle prime gare di serie D prima che la Juventus lo bloccasse. Ora, la Vecchia Signora che ha il diritto di riscatto se Alessio dovesse convincere.

Non molti possono vantare salti in avanti così grandi in un solo colpo, ma non sono pochi i calciatori di serie A che sono partiti dal basso. Che si sono veramente fatti le ossa nei campi di periferia prima di arrivare sotto i riflettori. Sono ben 27 quelli che hanno iniziato fra i dilettanti nelle rose attuali di serie A.

Tra di loro anche nomi conosciuti: il granata Davide Zappacosta è partito da Isola Liri, nell’ex C2. Poi l’Atalanta che però lo ha mandato tre anni ad Avellino, tra Prima Divisione e B a farsi le ossa prima di aprirgli le porte della A. L’attaccante argentino del Verona Juanito Gomez è partito ancora più in basso. A 19 anni giocava in D con il Ferentino. Poi, passo dopo passo, anzi gol dopo gol, ha risalito tutte le serie, passando in 4 anni dalla Seconda Divisione alla serie A grazie a Gubbio e Verona. Ed alle sue reti che hanno firmato tre promozioni.

Scalata molto più lenta, ma sempre all’insegna del gol, anche quella di Davide Moscardelli. Dalla Promozione con il Maccarese alla serie A con il Chievo. Sedici anni e 128 gol prima di debuttare in serie A. Più di 100 gol anche quelli di Raffaele Rubino, che con la maglia del Novara ha segnato in quattro categorie: dalla C2 alla A. Un record battuto proprio domenica da Lorenzo Pasciuti, centrocampista 26enne del Carpi che con la maglia degli emiliani ha segnato in ben cinque categorie diverse: tutto è iniziato nel gennaio 2010, da svincolato, in serie D, quando il Carpi lottava per la salvezza. In sei anni la rapidissima ascesa, e ad ogni successo dei biancorossi c’era la sua firma.

Da Torricelli a Di Massimo, calciatori-operai al poterePerché anche se non si nasce con la classe di Messi o Cristiano Ronaldo, non è vietato sognare il grande calcio. Quel pallone che rotola su un prato verde, alcune volte, regala storie difficili anche solo da immaginare.

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