Il ritiro del Black Mamba: gli incredibili record di Kobe Bryant

Kobe Bryant saluta il suo pubblico, allo Staples Center di Los Angeles, al termine della sua ultima partita in carriera (Photo by www.latimes.com)

Kobe Bryant saluta il suo pubblico, allo Staples Center di Los Angeles, al termine della sua ultima partita in carriera (Photo by http://www.latimes.com)

“Houston, abbiamo un problema. Anzi, Los Angeles, abbiamo un problema”. Era il 13 aprile del 1970 quando dalla missione spaziale Apollo 13 arrivò l’ormai leggendario allarme alla Nasa. Una frase diventata proverbiale. Ora, il 13 aprile del 2016, il problema si è materializzato per il mondo del basket. Un basket che, se non è finito, poco ci manca. A distanza di 13 anni da quando, aprile 2003, Michael Jordan si è ritirato, ora a lasciare per sempre il parquet è Kobe Bryant.

Lo abbiamo già celebrato quando sfondò il muro dei 30.000 punti, ma oggi sarebbe stato impossibile non fare il bis.

Nato il 23 agosto del 1978, prima di arrivare ai 38 anni Kobe ha deciso di smettere con un autentico show. C’è chi sostiene che dal 2013, anno del terribile infortunio al tendine d’achille, Kobe non fosse più stato lo stesso. E c’è anche chi dice che Stephen Curry, il nuovo dominatore della Nba con i suoi Golden State Warriors, sia ormai pienamente il suo erede. Può darsi, ma intanto The Black Mamba, questo il suo soprannome, la notte scorsa (le 4.30 in Italia, le 19.30 a Los Angeles) ha chiuso nel migliore dei modi la sua ventennale carriera.

Ecco, per vent’anni Bryant è stato protagonista dell’Nba, erede designato di Jordan. Quando si parla di ventennio, in Italia, si intende dittatura. Ecco, il suo ventennio ai Lakers (unico ad aver giocato 20 stagioni con la stessa squadra negli Usa), per certi versi, è stato una dittatura da Dio della pallacanestro.

Troppo forte Kobe, per citare tutti i suoi trionfi e i suoi record. Si può partire dai 5 titoli Nba (2000, 2001, 2002, 2009, 2010), continuando poi con i 2 ori olimpici (Pechino 2008 e Londra 2012). Per non parlare dei numeri personali. Gran tiratore (30.699 le volte che ha spedito la palla in direzione del canestro, come mostrato in questa fantastica infografica), ha messo a segno in carriera in Nba 33.643 punti, terzo miglior realizzatore di sempre. E tra le classifiche più incredibili c’è anche quella dei minuti in campo: ben 48.636, al sesto posto nella storia della Lega americana, in un totale di 1.346 partite.

Ieri il suo addio al basket giocato, con la gara vinta insieme ai suoi Lakers per 101 a 96 contro Utah Jazz.

In uno Staples Center strapieno di tifosi e di lacrime, Bryant è stato spettacolare. Forse solo quella volta, ormai tanti anni fa, che fece 81 punti fu superiore.

Nell’ultimo quarto di gioco Utah inizia avanti di 9 punti e ne segna 21. Ma il numero 24 gialloviola trascina i Lakers con 23 punti personali, frutto di 8 su 16 dal campo. Nel secondo tempo tocca i 45 punti, mentre nel totale del match arriva a 60. SESSANTA. Polverizzato il suo record stagionale di 38 punti, quella di ieri è la sua miglior prestazione dai 61 punti messi a segno nel febbraio 2009 contro New York. Sesta volta in carriera che arriva a 60 punti, venticinquesima che supera i 50. Il tutto tirando all’impazzata: ben 50 tiri. Nessuno, negli ultimi tre decenni, aveva fatto tanto (lo stesso Bryant, quando ne fece 81, si accontentò di 46 tiri).

Ma quel che forse fa più impressione, nel salutare l’ultima partita di un dominatore del basket contemporaneo, è il record per la sua età. Nessuno, prima di Kobe, era riuscito a superare quota 50 punti in una partita a 37 o più anni, ed era dai tempi di Jordan che nessuno segnava almeno 25 punti in tre gare di fila a questa età.

Insomma, vecchio sì, ma ancora in grado, almeno nel giorno dell’addio, di dimostrare al mondo chi è il numero uno. Due parole, anzi per la precisione tre. Cioè 14 lettere. KOBE BEAN BRYANT.

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