Dorando Pietri, l’uomo che ha fatto la storia con una sconfitta

Il momento dell'arrivo di Dorando Pietri, sorretto da un giudice ed un medico

Il momento dell’arrivo di Dorando Pietri, sorretto da un giudice ed un medico

Esattamente 108 anni fa oggi, le Olimpiadi di Londra 1908 regalavano alla storia il più grande sconfitto di sempre, ma per questo ancora oggi ricordato come se non più di molte medaglie d’oro a cinque cerchi.

Ore 14.33. Davanti al Castello di Windsor la principessa del Gallas da il via alla maratona olimpica. Sono in 56 a partire tra cui anche due italiani, Umberto Blasi e l’emiliano Dorando Pietri, che appena 17 giorni prima ha conquistato il posto vincendo una 40km a Carpi in 2h38’, tempo mai fatto registrato nel nostro paese.

È una giornata calda, insolitamente calda per il clima inglese. Pietri si mantiene nelle retrovie nella prima metà di gara, quando a fare il ritmo sono i padroni di casa, poi inizia una rimonta inarrestabile. Al 32° chilometro è già secondo, ma staccato di 4 minuti dal sudafricano Hefferson che guida la corsa. Quando però Pietri viene a sapere che Hefferson è in crisi aumenta ancora il ritmo, tanto che al 39° chilometro riprende e supera il sudafricano.

Pietri è solo in testa, mancano poco più di 2 chilometri alla gloria ed all’oro olimpico. Ma il caldo si fa sentire, la stanchezza aumenta in maniera esponenziale. Quando entra nello stadio Pietri è letteralmente “cotto”. Sbaglia strada, i giudici lo fanno tornare in dietro e gli indicano il percorso esatto. Ma l’italiano ha esaurito ogni energia e cade a terra sfinito.

Mancano 200 metri all’arrivo ma Pietri non ce la fa più. Si rialza con l’aiuto di giudici e medici ma non si regge in piedi. Barcolla, cade altre quattro volte ed impiega quasi 10 minuti a percorrere l’ultimo mezzo chilometro. Taglia il traguardo sorretto da un giudice ed un medico.  Chiude davanti a tutti in 2 ore, 54 minuti e 46 secondi, poi sviene e viene portato via in barella.

Ma la beffa è dietro l’angolo. Secondo conclude lo statunitense Hayes e la squadra americana presenta immediatamente reclamo per l’aiuto ricevuto dall’italiano. Il reclamo è accolto: Pietri viene squalificato e tolto dall’ordine di arrivo. La medaglia d’oro finisce al collo di Johnny Hayes.

Il dramma di Pietri, però, ha lasciato il segno. La regina Alessandra lo premia con una coppa d’argento dorato, a parziale compensazione di quell’oro sfumato negli ultimi metri. Ed Arthur Conan Doyle – si, proprio lui, il papà di Sherlock Holmes – che era inviato per il Daily Mail propone al giornale di conferire un premio in denaro a Pietri, che intasca così 300 sterline.

La storia del carpigiano fa il giro del Mondo, facendolo diventare una star più di tutti i medagliati e permettendogli il passaggio al professionismo. Dopo Londra, infatti, Pietri accetta una serie di ingaggi per alcune sfide negli Stati Uniti, inclusa una doppia rivincita con Hayes che vede Pietri, ovviamente, uscire vincitore in entrambe le occasioni.

Si ritira nel settembre 1911 dopo 3 anni di professionismo e 46 gare, che gli sono valse, di soli premi, oltre 200.000 lire, l’equivalente di più di 800mila euro attuali, a cui vanno aggiunte le 1250 lire a settimana che Pietri incassava dal suo agente.

I soldi, però, non sono tutto. Quando oggi si parla di maratona, in particolare olimpica, quali sono i nomi che tornano in mente? Spiridon Louis, il greco che vinse la prima maratona ad Atene nel 1896, poi Abebe Bikila, l’atleta scalzo di Roma 1960, forse Stefano Baldini, che nel 2004 si è ripetuto ad Atene sul percorso originario, e poi proprio lui: Dorando Pietri. Gli altri non se li ricorda nessuno o quasi.

Perché Pietri è il più grande sconfitto dalla storia olimpica, ma quella sconfitta lo ha incastonato nella leggenda. Ma tra 12 giorni a Rio tutti combatteranno per l’oro. Entrare nella storia dalla porta di servizio è più difficile, se possibile, che entrarci da quella principale.

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