Cosa resterà di Rio 2016? Il bilancio tra vincitori, sconfitti e molto altro

Niccolò Campriani con i due ori vinti a Rio: è lui il protagonista azzurro delle Olimpiadi 2016 (foto ANSA/TELENEWS)

Niccolò Campriani con i due ori vinti a Rio: è lui il protagonista azzurro delle Olimpiadi 2016 (foto ANSA/TELENEWS)

I Giochi Olimpici di Rio de Janeiro sono appena andati in archivio ma già ci mancano, ed i 1430 giorni che ci separano da Tokyo 2020 sembrano tantissimi. L’appuntamento a cinque cerchi si conferma la più bella, emozionante e travolgente manifestazione sportiva che esista, così prima di consegnare definitivamente ai libri di storia l’edizione brasiliana, vogliamo riviverla con voi tra vincitori e sconfitti, alti e bassi, cose da ricordare e cose che vorremmo dimenticare. Anche per vedere se le aspettative che vi avevamo proposto alla vigilia sono state deluse o mantenute.

Partiamo dall’Italia. L’Olimpiade azzurra è stata generalmente positiva, non si può negare, ma non mancano le zone buie. Partiamo dai sorrisi. Intanto il medagliere. Ci confermiamo nella top10 mondiale con le stesse 28 medaglie di Londra. I fasti di Atlanta e Sidney sono lontani, ma rispetto a quattro anni fa abbiamo migliorato il peso dei nostri metalli. E non è poco, considerando anche il solito corposo – ahinoi! – bottino di medaglie di legno: ben 10!

L’Italia sorride perché abbassa l’età media dei medagliati (27,21, oltre un anno meno di Londra) e soprattutto degli ori, che con 25 anni è la media più bassa per l’Italia da Los Angeles 1984. Buon segno, soprattutto per il futuro, con molti ori che potranno cercare il bis a Tokyo nel pieno della maturità agonistica o giù di lì – Paltrinieri, Basile, Garozzo, Rossetti – mentre chi tra medaglie e belle prestazioni si è già fatto vedere a Rio ha quattro anni per crescere e puntare al bersaglio grosso: viene in mente la 18enne Irma Testa, unico squarcio positivo di una boxe disastrata, ma anche Chamizo, Elios Manzi, Ganna ed il quartetto dell’inseguimento, i canoisti Tacchini e De Gennaro e tanti altri.

Per l’Italia è stata sicuramente, salvo poche eccezioni, l’Olimpiade delle sorprese a discapito dei grandi nomi. Tanti big e/o medaglie attese hanno fallito, chi per sfortuna – come ad esempio Vincenzo Nibali – chi invece per colpe proprie, come ad esempio Federica Pellegrini. E di lei parleremo molto tra poco, perché c’è molto da dire.

Il tiro l’ha fatta da padrona, confermandosi miniera silenziosa ma sempre produttiva, ed anche la Federnuoto ha portato diverse medaglie pur se divise in ben quattro specialità. A trascinare tutti, inutile negarlo, degli unici due fenomeni azzurri che si sono visti a Rio: Niccolò Campriani e Gregorio Paltrinieri.

Greg, insieme al gemello Detti, ha coperto le magagne di un nuoto che, nonostante le loro tre medaglie, è nota dolentissima. Levati loro due, infatti, per gli azzurri è stata una sequela di contro-prestazioni, con crono lontanissimi anche solo dai migliori dell’anno. E poi, ciliegina su una torta amarissima, l’ennesimo fallimento di Federica Pellegrini. Grande atleta, nel prime forse grandissima, ma che non ha nulla del fenomeno che tanti decantano. Il palmarès a fine carriera recita, in quattro Olimpiadi, “appena” un oro ed un argento. Un po’ pochino per un fenomeno, no? Senza contare le sceneggiate e gli isterismi. L’ultimo a Rio, quando dopo la magra figura nei 200 stile ha deciso di non prendere nemmeno il via nei 100, citando problemi di sovrapposizione delle gare, ed insultando gente su Twitter. Ma il programma non era noto da un pezzo?

Coccoliamoci i fenomeni, quelli veri però. Coccoliamo Paltrinieri che deve tirare su la nuova generazione del nuoto, forse cambiando tutto. E coccoliamo un Campriani che meriterebbe di esser fatto vedere nelle scuole: due ori ed una finale. Un killer nel miglior senso del termine. Quando conta, lui c’è. Ha sofferto per quattro anni un nuovo regolamento che privilegia lo spettacolo rispetto al merito. Ma arrivati alle Olimpiadi non ha lasciato scampo a nessuno. Ed in due Olimpiadi infatti ha messo in bacheca 3 ori ed 1 argento. Peccato, invece, per la sua fidanzata Petra Zublasing, ancora una volta scioltasi sotto pressione. Specialmente nella tre posizioni, dove dopo una gran rimonta fino alla testa della classifica è implosa negli sei colpi successivi, finendo addirittura – e nuovamente – a mani vuote.

Altre nota negativissima, e si sapeva, l’atletica. Zero medaglie, ancora meno prestazioni. La bravissima Antonella Palmisano nella marcia ha sfiorato il podio, ma è davvero troppo poco. La Trost ha confermato l’involuzione mancando la medaglia in una finale dell’alto dalle misure davvero misere e per il resto c’è stato il deserto o giù di lì, salvo il record italiano della staffetta del miglio femminile. Non vale piangere nemmeno per l’assenza di Tamberi. Uomo da possibile medaglia, certo, ma tutt’altro che scontata come molti vogliono far credere. A proposito di medaglie certe che ci mancano: una è l’oro di Alex Schwazer, fatto fuori da un complotto che ogni giorno che passa appare sempre più chiaro.

Ripartiamo dai giovani insomma, con la necessità di resettare nuoto ed atletica, i due settori principali. Ringraziamo alcuni big che se ne vanno, tra medaglie e delusioni, come Tania Cagnotto (finalmente!), Tania Di Mario (storica), Federica Pellegrini, Vanessa Ferrari (quanto legno!) e Stefano Tempesti. E prendiamo esempio da chi ha programmato e lavorato in silenzio, cogliendo grandi risultati. Come i beacher Daniele Lupo e Paolo Nicolai, che con l’argento hanno fatto la storia ma vogliono ancora crescere, o come Elia Viviani, che dalle delusioni di Londra e del quadriennio ha preso linfa per lavorare sempre più e rivitalizzare la nostra pista dall’encefalogramma piatto, portandola ad uno stupendo ed emozionantissimo oro olimpico. Ed ora, dietro a lui, c’è Ganna ed i suoi fratellini. A Tokyo tutti dovranno fare i conti con loro.

E poi nel 2024, magari a Roma, si spera di fare ancora meglio. Magari seguendo l’esempio della Gran Bretagna che dopo aver toccato il fondo ad Atlanta ha investito, complice anche l’Olimpiade casalinga, quattro miliardi di sterline negli sport olimpici. Risultato? Da un oro e 15 medaglie del 1996 i sudditi di Sua Maestà sono cresciuti costantemente fino ad arrivare alle 65 medaglie londinesi, confermate con le 66 di Rio. Certo, la congiuntura economica non è delle migliori, ma investire sullo sport, anche di base e giovanile, non porta benefici solo al medagliere ma anche alla cultura ed alla salute di tutta una popolazione.

Poi c’è il resto del Mondo. Quello con Bolt che fa il terzo tris, nove come nessuno prima di lui nella velocità e pochi in generale. Quello di Mo Farah che continua a fare doppiette 5000-10000 come se fosse una passeggiata. Quello di Phelps che ha ritoccato i suoi record di quattro anni fa, con cui avevamo inaugurato il blog (il nuovo conto dice 28 medaglie con 23 ori, record praticamente di tutto), ma che scommettiamo rivedremo tra 4 anni per riprendersi da Earvin il record di oro più vecchio di sempre nel nuoto. Quello di Katie Ledecky  che con 4 ori ed 1 argento si candida come Phelps in gonnella, insidiata però dalla ginnasta Simone Biles. Yankee anche lei, quattro ori (ed un bronzo) anche per lei. Una storia e delle capacità che fanno a gara per far commuovere la gente. Quello di Sir Bradley Wiggins, che ha salutato con l’ennesimo oro e l’ennesimo record del Mondo. Quello dei Team USA di basket, dominatori per l’ennesima volta sia tra gli uomini sia tra le donne.

Tutti protagonisti attesi e che hanno saputo rispondere presente. Ma Rio, anche tra gli “altri”, ha visto sorprese. A partire da Elaine Thompson, che con la doppietta 100-200 si è consacrata lasciando all’asciutto Schippers e Shelly-Ann Fraser. O come il farfallista di Singapore Joseph Schooling, che nei 100 ha saputo battere il suo idolo Phelps, a cui appena pochi anni fa chiedeva la foto, per conquistare il primo oro a cinque cerchi nella storia del suo paese. Non è stato l’unico. Hanno saputo fare altrettanto la tennista Monica Puig per il Porto Rico, il tiratore Hoàng Xuân Vinh per il Vietnam, la judoka Majlinda Kelmendi per il Kosovo (e noi ne sappiamo qualcosa…) e la squadra nel nuovo rugby a 7 per le Isole Fiji.

Infine i padroni di casa, che sono riusciti a conquistare tre dei sei ori a cui più tenevano, tutti al maschile: beach volley (ed ahinoi ne sappiamo qualcosa), volley (ne sappiamo qualcosa in maniera ancora più dolorosa, se possibile) e calcio. I tre fallimenti delle Seleçao in rosa fanno male, forse malissimo, ma in fin dei conti va bene pure così. Il rischio dello 0 su 6 è stato concreto ed in quel caso si che si sarebbe rischiato un suicidio collettivo. Dopo il Mineirazo dei Mondiali di calcio 2014, forse sarebbe stato troppo.

Non solo risultati, però. Rio ci lascia anche tutta una serie di momenti e ricordi al di fuori degli ordini di arrivo. Partiamo con le cose di cui avremmo fatto volentieri a meno: l’acqua verde delle piscine, le false accuse di furto da parte di Ryan Lochte e soci, la mancata stretta di mano del judoka egiziano a quello israeliano ed i soliti – ahinoi – giudici inappropriati, per non dire proprio venduti, di diversi sport.

Ma per fortuna Rio sarà ricordata anche per la medaglia di Ibtihaj Muhammad, prima donna americana con l’hijab, e per essere stata l’Olimpiade dell’amore, con richieste di matrimonio e affini che spuntavano un po’ ovunque. È successo tra atleti e volontari, subito dopo la premiazione come con la tuffatrice cinese He Zi, al ritorno in aeroporto come alla nostra Antonella Palmisano. E mentre Rachele Bruni faceva coming out dedicando la medaglia alla sua compagna, la ginnasta americana Aly Raisman (1 oro e 2 argenti) accettava l’invito ad uscire – arrivato tra tv e Twitter – del tight end  degli Oakland Riders Colton Underwood.

Per ultimo, ma non in ordine di importanza, il gesto della neozelandese Nikki Hamblin che dopo una caduta ha aiutato l’infortunata americana Abbey D’Agostino a concludere la prova. Il gesto, forse, più Olimpico di tutti.

Insomma, grazie Rio. Le Olimpiadi ci mancano già. Ma magari, mentre avete letto, siamo arrivati ad “appena” 1429 giorni da Tokyo.

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