I 50 anni di George Weah, il leone che nessuno riusciva a fermare

George Weah con la maglia del Milan mentre affronta un giovane Fabio Cannavaro. E' un Parma-Milan della Serie A 1995-96, giocata il 13 novembre 1995 (Photo Allsport)

George Weah con la maglia del Milan mentre affronta un giovane Fabio Cannavaro. E’ un Parma-Milan della Serie A 1995-96, giocata il 13 novembre 1995 (Photo Allsport)

Per chi ha vissuto il calcio degli anni ’90 esiste un solo e unico calciatore che rappresenta simbolicamente l’Africa. George Tawlon Manneh Oppong Ousman Weah. O più semplicemente George Weah. Un vero e proprio fenomeno, di quelli che a trent’anni erano in grado di vincere le partite da soli. Fu il primo non europeo (e finora l’unico africano) a vincere il Pallone d’Oro. Oggi di anni ne compie 50, da leggenda del calcio mondiale.

Iniziò a tirare calci al pallone su campi di terra bruciati dal sole equatoriale, nella sua Liberia, già da bambino. Gli esordi nel campionato liberiano, per poi spostarsi in Camerun. Qui venne notato dai francesi. E così andò ad umiliare in velocità le difese della Ligue One, prima con la maglia del Monaco e poi con quella di un Paris Saint Germain che, all’epoca, era meno ricco e più fantasioso.

Weah non aveva una media gol impressionante, ma quando puntava la porta faceva letteralmente paura. Nella stagione 1994-95, l’ultima al PSG, fu il capocannoniere della Champions League con un bottino di 7 reti. E così si guadagnò la chiamata del Milan di Berlusconi e Capello.

Il suo primo anno lo vide mettere a segno 15 gol in 35 presenze tra campionato e coppe. A tratti era un alieno, con scatti impressionanti e gol splendidi, come quello alla Lazio del 3 dicembre 1995 (negli stessi giorni in cui riceveva il Pallone d’Oro). E alla fine i rossoneri si aggiudicarono lo Scudetto.

Ma fu proprio venti anni fa, l’8 settembre del 1996, all’inizio della stagione successiva, che George Weah si inventò uno dei gol più belli della storia del calcio.

Minuto 87 di un Milan-Verona. A San Siro i rossoneri allenati da Tabarez comandano per 2 a 1. George si impossessa della sfera nella propria area, prende velocità e non si ferma più. Le parole sono inutili, ci vuole un video per mostrarne la meraviglia.

238 reti in 502 presenze con i club, cui vanno sommati i 22 gol nelle 65 gare disputate con la maglia della Liberia. Se può sembrare un numero non eccelso di realizzazioni, si consideri però che la sua Nazionale era all’epoca composta da dilettanti. Non solo, ma Weah, essendone l’unico talento, giocava spesso in posizione arretrata e non da prima punta.

L’importanza di Weah è comprensibile guardando al palmares (se così vogliamo chiamarlo) della Liberia. In tutta la sua storia la nazionale dell’Africa Occidentale è riuscita a qualificarsi per la Coppa d’Africa solo due volte, nel 1996 e nel 2002, cioè proprio negli anni in cui lui ne faceva parte. E fu sempre con Weah che andò a un passo dalla storia, mancando di appena un punto l’approdo ai Mondiali del 2002.

Dopo il ritiro Weah ha provato a raggiungere la stessa grandezza anche in politica, ma fu sconfitto nel duello finale per la Presidenza della Repubblica del suo Paese.
Ma George Weah non ha mai mollato, e così, eletto al Senato nel 2014, ha già ufficializzato la sua candidatura alla Presidenza per il 2017. Se andrà forte come quel giorno di settembre del 1996, nessuno stavolta potrà fermarlo. Anche a 50 anni compiuti.

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