La vita, la morte ed i miracoli (sportivi) del 12 ottobre

Da destra: Bode Miller, Wilt Chamberlain, Michael Schumacher (elaborazione grafica Pensieri di Sport ©)

Da destra: Bode Miller, Wilt Chamberlain, Michael Schumacher (elaborazione grafica Pensieri di Sport ©)

Le coincidenze della vita e dello sport tutte racchiuse in una data: il 12 ottobre. Oggi, infatti, non è un giorno qualunque per tre grandissimi atleti di altrettante discipline. I motivi, come vedremo, sono diversi, ma ad unirli c’è questa data. I tre grandi atleti di cui parliamo – in rigoroso ordine alfabetico – sono Wilt Chamberlain, Bode Miller e Michael Schumacher.

Vita, morte e miracoli, dicevamo. Partiamo dalla vita e quindi partiamo da Bode Miller. 39 anni fa esatti, il 12 ottobre 1977, nasceva ad Easton, in New Hampshire, Samuel Bode Miller. Per tutti semplicemente Bode. Per molti, forse, uno stravagante sciatore figlio di hippy, cresciuto nelle foreste di Franconia senza elettricità, acqua corrente e senza andare a scuola, e poi finito a vivere in uno yacht di 30 metri e 3 piani a San Diego, prima di sposarsi con una pallavolista/modella.

Bode Miller su un solo sci ai Mondiali 2003 (foto Jonathan Selkowitz)

Bode Miller su un solo sci ai Mondiali 2003 (foto Jonathan Selkowitz)

Tutto, vero, sia chiaro, peccato che la storia più interessante di Miller a noi sembra proprio quella sportiva. Perché Bode, che a 39 anni vuole tornare in Coppa del Mondo dopo un anno sabbatico con una nuova marca di sci per la quale è pronto ad una battaglia legale con il suo vecchio fornitore Head, è stato ed è uno dei più grandi sciatori di sempre. Tra infortuni devastanti e “millerate” forse ha raccolto meno di quanto il suo infinito talento gli avrebbe permesso, ma il suo palmarès è comunque impressionante. E lo è soprattutto per quanto riguarda la polivalenza: è uno dei cinque uomini nella storia capaci di vincere in Coppa del Mondo in tutte e cinque le discipline.

Di più: ad oggi è l’unico con almeno 5 vittorie in ogni specialità. Le sue sei medaglie olimpiche – mai nessuno sciatore americano come lui – sono arrivate in 4 diverse discipline (gli manca solo lo slalom), facendolo diventare uno dei 5 atleti, tra uomini e donne, capaci di vincere medaglie a cinque cerchi in 4 specialità: come lui solo Aamodt tra gli uomini e poi Anja Paerson, Janica Kostelic e Katja Seizinger tra le donne. Ed anche i suoi quattro titoli Mondiali sono in 4 discipline diverse, anche in questo caso manca solo lo slalom. Insomma, come lui pochissimi, quasi nessuno. Buon compleanno Bode, facci godere per un’ultima stagione.

Dall’Alfa all’Omega. Dalla vita, alla morte. Da Bode Miller a Wilton Norman Chamberlain. Per tutti, semplicemente, Wilt. Dalla neve al parquet perché Wilt, nato 90 anni fa a Philadelphia, per i pochi che non lo sapessero è uno dei più grandi cestisti di sempre. Sicuramente l’unico capace di segnare 100 punti in una gara NBA, quando il 2 marzo 1962 guidò con un centello, appunto (36/63 dal campo, 28/32 ai liberi, 25 rimbalzi e 2 assist), i suoi Philadelphia Warriors alla vittoria 169-147 sui New York Knicks.

La storica foto in cui Wilt Chamberlain festeggia la gara dei 100 punti

La storica foto in cui Wilt Chamberlain festeggia la gara dei 100 punti

Sono suoi anche un’altra manciata di record NBA tra cui il maggior numero di rimbalzi catturati in una gara (55). Poi è l’unico, nella storia, capace di chiudere una stagione con più di 40 punti di media (1962/63) ed anche con più di 50 (1961/62), ed è anche l’unico ad aver chiuso la carriera con una oltre 30 punti (30.07, secondo all-time dietro ai 30.12 di Michael Jordan) e 20 rimbalzi ad allacciata di scarpe. Ha vinto 7 titoli di miglior marcatore, 11 di migliore rimbalzista, per 9 volte ha guidato la lega in % dal campo ed una volta è stato anche il miglior assistman. Oltre 31.000 punti realizzati, quasi 24.000 rimbalzi catturati e – dice Chamberlain nella sua autobiografia – 20.000 donne.

Cosa c’entra il 12 ottobre con lui? Wilt Chamberlain ci ha lasciato, troppo presto, il 12 ottobre 1999, a soli 63 anni, stroncato da un infarto nella sua casa di Bel Air.

Michael Schumacher festeggia il 6° titolo mondiale: cancellato il record di Fangio

Michael Schumacher festeggia il 6° titolo mondiale: cancellato il record di Fangio

Vita e morte, dunque, le abbiamo viste. Mancano i miracoli. Il miracolo – sportivo – è quello compiuto da Michael Schumacher il 12 ottobre 2003. Gran Premio del Giappone a Suzuka, ultimo appuntamento del Mondiale. Il tedesco della Ferrari guida la classifica con 92 punti, segue Kimi Räikkönen (McLaren Mercedes) con 83. La pioggia però sconvolge le qualifiche e relega Schumi alla quattordicesima casella dello schieramento. Risalito in decima posizione, al sesto giro il tedesco prova l’attacco a Takuma Sato, ma tocca il giapponese danneggiando il musetto. È costretto a rientrare ai box per cambiarlo, scivolando così in fondo al gruppo. Poi si scatena nella rimonta ed acciuffa l’ottava piazza, l’ultima utile per guadagnare punti iridati. Ciò che conta, però, è che davanti Rubens Barrichello vince su Räikkönen, regalando così al compagno di squadra il titolo Mondiale. Se non un vero e proprio miracolo, per come si erano messe le cose, quantomeno un mezzo miracolo.

Per Schumacher il quarto Mondiale consecutivo con la Ferrari, ma soprattutto il sesto assoluto: dopo 46 anni cade il record di Juan Manuel Fangio. Un record che l’anno successivo Schumacher ritoccherà ulteriormente, portandolo a quota 7.

Da Miller a Chamberlain a Schumacher. Il 12 ottobre lo sport intreccia vita, morte e miracoli.

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