La favola di Giorgio Tavecchio, da Milano alla NFL

Giorgio Tavecchio concentrato e pensieroso durante il secondo tempo del suo debutto contro i Nashville Titans (Wesley Hitt/Getty Images)

Una storia da film, il risultato della cocciutaggine tutta italiana e del costante inseguimento delll’american dream tutto a stelle a strisce. Una storia che dopo 6 anni di sudore, sacrifici, soddisfazioni (poche) e delusioni (tante), ha finalmente avuto il suo liete fine. Un lieto fine con il botto, peraltro.

È la storia di Giorgio Tavecchio, un nome che a molti non dirà nulla ma che per gli appassionati italiani di football americano ha incarnato nell’ultimo decennio la possibilità di rivedere la bandiera tricolore su un casco della massima lega mondiale.

Ma facciamo un passo indietro. Giorgio Tavecchio nasce a Milano il 16 luglio 1990. Sua madre – americana di origini italiane grazie al nonno emigrato dal parmense – era a Milano per un incarico del governo USA nell’antidroga. Conosce Renato Tavecchio, specialista nel restauro di Saronno, e dal loro amore nasce il piccolo Giorgio. Che fin da piccolo si sposta spesso per seguire gli incarichi governativi della mamma: dopo Milano, dove tuttora vivono i nonni e dove Giorgio torna almeno una volta all’anno, il Connecticut, quindi di nuovo in Italia a Roma dove frequenta alcuni anni delle scuole elementari, poi ancora – e stavolta definitivamente – gli States, prima in Virginia e quindi a Moraga, in California, ad una trentina di chilometri da San Francisco.

Ed in California Giorgio cresce, amando sia il calcio sia il football alla Campolindo High School. Il suo piede sinistro è buono, tanto che quando deve andare all’università tutto è pronto per lui per approdare a UC Davis con una borsa di studio per giocare a calcio. Ma pochi giorni prima che Tavecchio inizi la sua avventura nell’ateneo situato a pochi chilometri da Sacramento, da Berkeley arriva un’offerta per Giorgio: un posto da walk-on nella squadra di football dell’università – famosissima sia per motivi accademici sia sportivi – che si trova ad appena una ventina di chilometri da casa. L’occasione è troppo ghiotta: Giorgio saluta UC Davis ed il calcio e paga di tasca propria per poter andare a Berkeley e mettersi alla prova nel massimo livello del college football.

Appena si mette la divisa dei Golden Bears, la squadra di UC Berkeley, Tavecchio si fa rispettare. Nonostante sia un walk-on, vale a dire quei giocatori che partono più in basso di tutti nelle gerarchie di squadra, già da freshman – al primo dei quattro anni di college – si prende il posto di kicker titolare, colui ciò che si incarica di calciare gli extra-points, le trasformazioni da 1 punto che seguono i touchdown, ed i field goals, i calci da 3 punti da distanze mediamente superiori che si effettuano quando l’attacco non riesce più a macinare yards.

Chiude i suoi 4 anni a Berkeley, tutti giocati da titolare, con 46 partite e 256 punti messi a segno, quinto top scorer all-time dell’università e quarto tra i kicker. Le sue statistiche finali parlano di 48 field goals segnati su 64 calciati (75%) e 112 extra point su 120 (93,3%), in entrambi i casi terzo nella lista all-time dell’ateneo. Ma nonostante ciò la chiamata al draft NFL non arriva. D’altronde i kicker come lui vengono selezionati raramente.

Ma Giorgio non si scoraggia. Non lo ha mai fatto, nemmeno dopo che al Pro Day della sua università – la giornata in cui gli scout NFL vengono ad osservare i migliori prospetti in vista del draft – praticamente tutti erano scappati prima del suo provino per via di un diluvio improvviso.

Firma da free agent con i San Francisco 49ers, fa tutta la preparazione e le gare di pre-season con loro, ma poi quando i roster devono essere ridotti da 90 a 53 uomini per iniziare la stagione regolare Giorgio viene inesorabilmente tagliato e rimane senza lavoro. Ogni squadra ha solamente un kicker nei 53 e spesso le franchigie si affidano a veterani dall’affidabilità già testata.

Tavecchio, però, non si da per vinto. Sa delle sue qualità, sa che ha un piede ed una gamba che valgono l’NFL e non smette mai di inseguire il suo sogno. Continua ad allenarsi ed a migliorare e cerca di sfruttare ogni occasione. Dopo i 49ers, l’anno seguente firma per i Green Bay Packers. Ma quando i roster si riducono a 53 è ancora tagliato. Stessa cosa l’anno seguente con i Detroit Lions. Ed anche i due anni successivi con gli Oakland Raiders, la formazione che ha lo stadio – in attesa del trasferimento a Las Vegas – a 20 chilometri da Moraga.

Ma Giorgio non molla. Lo scorso aprile rifirma con i Raiders e partecipa al loro terzo training camp consecutivo, ma ancora una volta il 2 settembre viene rilasciato. Il suo settimo taglio in carriera. Poi però Sebastian Janikowski, il kicker polacco che da 17 anni calcia per i Raiders detenendone praticamente tutti i record oltre che alcuni dell’intera lega, accusa problemi alla schiena. Oakland provina alcuni kicker senza contratto, tra cui Tavecchio, e l’8 settembre lo firma per la practice squad, una sorta di “squadra riserve”. Ma Janikowski è KO, non può iniziare la stagione. I Riders allora lo mettono in lista infortunati ed il 9 settembre promuovono Tavecchio nell’active roster.

L’occasione attesa da una vita ed inseguita con lucida e folle determinazione per 6 anni è finalmente arrivata. Il giorno successivo, il 10 settembre, nel debutto stagionale in casa dei Tennessee Titans gli Oakland Raiders si affidano infatti a Giorgio Tavecchio come kicker. È l’undicesimo giocatore nato in Italia a disputare una gara di NFL. Ma molti erano paisà, e comunque ben 9 risalgono alla prima metà del ‘900, nell’epoca pre-Super Bowl. Giorgio colma un vuoto di 30 anni esatti. L’ultimo italiano a giocare – e segnare – in NFL era stato infatti un altro kicker, Massimo Manca, che nel 1987 aveva vestito la maglia dei Cincinnati Bengals segnando 1 field goal (su 2 tentati) e 3 extra-point (su 3). Ma quella era una stagione strana, era quella stagione dello sciopero dei giocatori, con il campionato che partì con in campo dei “giocatori di riserva”, tra cui Manca.

Tavecchio, invece, debutta ad inizio stagione in una squadra ambiziosa e reduce dalla partecipazione alla post-season della scorsa stagione. La chance tanto anelata si concretizza. E l’italiano di California non se la fa scappare. Nella vittoria sui Titans firma 14 punti frutto di 4 field goal su altrettanti tentati e 2 extra-point. Di più: diventa il primo kicker nella storia dell’NFL a firmare due calci da oltre 50 yards (52 in entrambi i casi, ndr) al debutto.

A fine partita coach Jack Del Rio gli consegna l’ovale come “man of the match” e Giorgio risponde così.

La performance gli vale il premio di giocatore della settimana degli special teams in AFC ma Tavecchio non si scompone. Ad un giornalista che gli chiede se, dopo questa lunga rincorsa, questa fosse quello che si aspettava, Giorgio risponde citando addirittura Aristotele: “l’attesa può essere la miglior forma di appagamento”.

Ma la favola di Giorgio non finisce qui. Tavecchio non si fa trasportare dall’entusiasmo del debutto e dall’improvviso successo che lo mette per una settimana sotto i riflettori dei media USA, torna a lavorare a testa bassa per preparare il debutto casalingo ed ancora una volta si fa trovare pronto. Contro i New York Jets ancora una vittoria ed ancora solo calci a segno: 9 punti frutto di un 6/6 negli extra point e dell’unico field goal calciato, dalle 29 yard, depositato in mezzo ai pali senza esitazione. 100% dopo due settimane di regular season, sottolineato dall’esclamazione catturata dalle telecamere quando Giorgio si avvia negli spogliatoi a fine gara, tutta made in Italy: “Mamma mia!”. La sceneggiatura del film su Giorgio Tavecchio non è completa, mancano pagine ancora tutte da scrivere.

Tavecchio mentre sta per calciare uno dei suoi due FG da 52 yards contro i Titans (AP Photo/Mark Zaleski)

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