Iron Zanardi, Alex scrive una nuova pagina della sua leggenda

(Getty Images)

Ci sono atleti che sono “solamente” questo, atleti formidabili capaci magari di riscrivere la storia del proprio sport. E poi ci sono quelle persone che trascendono la figura di atleta per diventare qualcos’altro, qualcosa di più. Un simbolo, una leggenda.

Alex Zanardi rientra decisamente nella seconda categoria, un salto fatto – in maniera incredibile, ma nemmeno tanto se si conosce un po’ la sua storia – nel momento in cui sembrava avesse perso praticamente tutto, vita compresa.

Pilota talentuoso, tanto da conquistare il titolo Champ Car e farsi rispettare anche nelle occasioni avute in F1, la sfortuna e l’avversità ne hanno comunque sempre segnato la vita e la carriera. Nel 2001, a 35 anni, sembrava ormai in parabola decisamente discendente. Dopo un anno fermo, aveva ritrovato un sedile in Formula Cart. Anche qui inizio in salita e pochi risultati.

Poi il 15 settembre, subito dopo il terribile 11 settembre che cambiò il mondo, qualcosa inizia a ingranare nella tappa europea del Lausitzring. Alex parte 22esimo ma si ritrova in testa alla corsa. A 13 giri dalla fine fa il suo ultimo stop per il rifornimento, al rientro in pista per il controllo dell’auto che scivola in pista e viene centrata con una violenza inaudita dall’auto di Alex Tagliani, che la taglia letteralmente in due.

Zanardi è in fin di vita. Le gambe di fatto amputate sul colpo. Un’emorragia catastrofica. Viene tenuto in vita per i capelli e trasferito in elicottero a Berlino. Dopo tantissime trasfusioni, 4 giorni di coma ed una quindicina di operazioni che lo lasciano amputato all’altezza di entrambe le cosce, si risveglia. Vivo, ma ha perso tanto. Quasi tutto.

Quando chiunque si sarebbe abbattuto, Alex invece trova forza. Riparte subito una nuova vita, tante nuove carriere. Zanardi torna in auto, torna in gara, fa qualsiasi cosa e lascia sempre il segno. Come prima, molto più di prima.

Diventa un simbolo: di coraggio, di forza, di determinazione. E diventa anche una leggenda, non solo per la sua capacità di superare le avversità ma anche per i risultati che ottiene nella sua seconda vita. Tra tante cose, diventa un formidabile paraciclista e conquista 4 ori (e 2 argenti) paralimpici e 8 titoli mondiali (con 4 argenti e un bronzo).

Ma Alex non si accontenta mai, è sempre pronto a riscrivere i suoi limiti ed insieme quelli del mondo intero. L’ultima volta ieri, alla vigilia dei 52 anni. Zanardi ha chiuso l’ironman – la versione più massacrante di una gara di triathlon: 3,8 chilometri di nuoto, 180 di ciclismo ed 42,195 di corsa – di Cervia, il quinto della sua carriera, con il nuovo Record del Mondo paralimpico:  8h 26’ 06”.

Ha migliorato di oltre mezz’ora il precedente (8h 58’ 59”), che già gli apparteneva e che aveva stabilito lo scorso anno a Barcellona. Ha chiuso quinto assoluto, ad appena 22 minuti dal vincitore, il tedesco Andi Boecherer (8h 01’ 50”), un super-atleta che vanta anche un quinto posto al Mondiale di Ironman.

Perché Zanardi non è solo un atleta, e nemmeno un super-atleta senza età. È una leggenda. Dello sport, ma non solo.

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