George Foreman, il pugile dalle tre carriere

George Foreman mette al tappeto Joe Frazier per la prima volta nel corso del Sunshine Showdown del 22 gennaio 1973 (AP Photo)

George Foreman mette al tappeto Joe Frazier per la prima volta nel corso del Sunshine Showdown del 22 gennaio 1973 (AP Photo)

Ventidue gennaio 1973, quarant’anni fa esatti. A Kingston, in Giamaica, incrociano i guantoni per il titolo mondiale assoluto (WBA+WBC) dei pesi massimi due pugili fin lì imbattuti: George Foreman – 37 vittorie con 34 KO – sfida, da sfavorito (3:1 secondo gli allibratori), Joe Frazier, detentore di un record di 29-0 con 25 conclusioni anticipate dell’incontro. È il “Sunshine Showdown”. Uno showdown, però, che si rivelerà a senso unico.

Foreman, oro olimpico a Città del Messico nel 1968, non lascia scampo al suo predecessore, che l’oro di Olimpia se l’era messo al collo nel 1964 a Tokyo. Frazier viene messo al tappetto ben sei volte nelle prime due riprese, eppure riesce sempre a rimettersi in piedi prima che l’arbitro decreti l’inevitabile KOT. Per “Big George” è la prima di due corone iridate, ognuna a suo modo storica.

George Foreman nasce il 10 gennaio 1949 a Marshall, in Texas. A 15 anni lascia la scuola e si trasferisce in California per allenarsi nella “nobile arte”. A 19 anni sbaraglia tutti nelle Olimpiadi di Città del Messico, quindi nel 1969 passa professionista e inizia a infilare una vittoria e un KO dopo l’altro. Tredici successi, di cui 11 prima del limite, solo nel primo anno e altri 12 (11 KO) nel secondo.

Foreman continua a vincere senza soluzione di continuità, arriva in testa alle graduatorie per lo sfidante ufficiale al titolo iridato sia della WBA sia della WBC ed ecco materializzarsi il Sunshine Showdown e con lui la corona mondiale. Foreman difende due volte con successo il titolo: prima mettendo KO in 120” – uno dei knockout più veloci della storia negli incontri validi per il mondiale dei massimi – il portoricano José Roman, poi atterrando due volte nel corso della seconda ripresa il ben più quotato Ken Norton, record di 30-2 inclusa una vittoria ai punti su Muhammad Ali. Foreman è 40-0 con 37 KO e all’orizzonte si profila una grandissima sfida. Anzi, LA sfida. La sfida al più grande, Muhammad Ali, in quello che è tuttora ricordato come uno dei più grandi match della storia della boxe: The Rumble in the Jungle.

Ali steso da Muhammad Ali nel corso dell'8° round della Rumble in the Jungle di Kinshas, il 30 ottobre 1974 (AP Photo)

Foreman steso da Muhammad Ali nel corso dell’8° round della Rumble in the Jungle di Kinshasa, il 30 ottobre 1974 (AP Photo)

Foreman e Ali si scontrano a Kinshasa, in Zaire, il 30 ottobre 1974. A fare la differenza è la strategia totalmente inaspettata messa in atto dal pugile che, con il nome originale di Cassius Clay, aveva vinto l’oro olimpico a Roma 1960. Ali sfrutta le corde per incassare i potenti colpi di Foreman senza sentirli troppo; così facendo fa stancare l’avversario che, all’8° round, sarà costretto ad alzare bandiera bianca sotto i colpi del “Labbro di Louisville”.

Dopo la sconfitta Foreman non riesce a ottenere una rivincita da Ali e si ritira. Nel 1976, però, torna sul ring, battendo subito Lyle e poi Frazier in un rematch del Sunshine Showdown per due vittorie tanto difficili quanto prestigiose. Ma la rivincita con Alì continua a non arrivare e dopo un’imprevista sconfitta ai punti contro Jimmy Young, il 17 marzo 1977, George si ritira per la seconda volta, dedicandosi alla neonata vocazione religiosa. Stavolta sembra davvero la fine.

Sembra, appunto, perché dopo 10 anni di stop Foreman decide, nel 1987, di risalire sul ring, spinto dalla voglia di tornare ai massimi livelli e confrontarsi con le nuove stelle della disciplina – Holyfield ma soprattutto Mike Tyson – e anche da motivi economici, visto che ha speso nella sua fondazione tutti i 10 milioni di dollari guadagnati nella prima parte della carriera.

Foreman è costretto a ripartire dal basso ma nel 1991,dopo 24 vittorie consecutive (23 KO) in questa sua terza parte di carriera, a 42 anni suonati gli viene concessa la possibilità di incontrare Evander Holyfield, di 13 anni più giovane, per il titolo mondiale assoluto (WBA+WBC+IBF). Nessuno dà una chance a Foreman, eppure George rimane in piedi tutte e 12 le riprese prima di arrendersi solo ai punti. Un’altra occasione iridata, seppur di livello inferiore, arriva nel ’93 contro il giovane Tommy Morrison, che però riesce a sfruttare un allungo maggiore per tenere a distanza Foreman e spuntarla ai punti con decisione unanime.

Il sogno di Foreman di tornare, venti anni più tardi e a oltre 40 anni di età, sul trono del mondo sembra ormai svanito. Ma nel 1994 il suo nome e il suo pedigree gli concedono un’altra chance. Michael Moorer, 19 anni più giovane di Foreman, ha appena battuto Holyfield per i titoli WBA e IBF e sceglie George per una difesa volontaria grazie a una lauta borsa. Dovrebbe essere una difesa facile e tranquilla per il campione in carica ma Foreman, indossando gli stessi pantaloncini rossi che aveva vestito 20 anni prima a Kinshasa contro Ali, riesce a resistere a Moorer per 9 round. Pur in grande svantaggio ai punti, nella decima ripresa Foreman si porta all’attacco finché non trova un destro sul mento di Moorer che spegne letteralmente le luci al campione e lo fa stramazzare a terra, contato fino al KO.

Sabato 5 novembre 1994: stavolta i pantaloni rossi portano bene a Foreman che ha 45 anni torna campione del mondo dei pesi massimo stendendo Michael Moorer (AP Photo/Douglas C. Pizac)

5 novembre 1994: stavolta i pantaloni rossi portano bene a Foreman che ha 45 anni torna campione del mondo dei pesi massimi stendendo Michael Moorer (AP Photo/Douglas C. Pizac)

Un destro storico. In un colpo solo Foreman fa segnare tre record: a 45 anni è – e rimane tuttoggi – il più vecchio campione mondiale dei pesi massimi; l’intervallo di 20 anni tra i due titoli mondiali è il più ampio di sempre come anche i 19 anni di differenza che separano campione e sfidante. All’orizzonte si profila una supersfida con Tyson che, però, non si materializzerà mai.

La WBA gli chiede di difendere il titolo non contro Tyson ma contro lo sfidante ufficiale Tony Tucker e il rifiuto costa a Foreman il titolo. Dopo altre tre vittorie nel 1997 George incrocia i guantoni con Shannon Griggs per conquistare il diritto di sfidare il campione del mondo WBC, Lennox Lewis. Foreman sembra, al termine del match, il chiaro vincitore, ma i tabellini dei giudici stavolta sorridono – in maniera controversa – a Griggs. Foreman, ormai 48enne, decide così di appendere definitivamente i guanti al chiodo, lasciando alla storia un record di 76-5 con 68 vittorie per KO e l’unica sconfitta prima del termine avvenuta a Kinshasa contro Ali.

Un pugile capace di essere protagonista nelle due ere d’oro della “nobile arte”: sia in quella di Ali, sia – da ultraquarantenne – in quella di Holyfield e Tyson. Un pugile tra i più grandi di sempre, che quarant’anni fa esatti, con il Sunshine Showdown contro Frazier, iniziava il suo percorso verso l’immortalità.

Una risposta a “George Foreman, il pugile dalle tre carriere

  1. Io sono convinto che,Joe Frazier un gradissimo campione ,poteva incontrare Foreman per cinquanta volte e perdere tutti gli incontri. Si trattava di indovinare in quale ripresa.

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