La favola di Alexander Rossi alla 500 miglia di Indianapolis

Alexander Rossi si doccia con il latte dopo la vittoria nella 100esima edizione della Indianapolis500 (foto Mark J. Rebilas/USA TODAY Sports)

Alexander Rossi si doccia con il latte dopo la vittoria nella 100esima edizione della Indianapolis500 (foto Mark J. Rebilas/USA TODAY Sports)

Il figliol prodigo torna a casa e, da debuttante, conquista l’edizione numero 100 della gara più importante che ci sia. Il week-end motoristico ha regalato tante emozioni, dalle gomme dimenticate nei box Red Bull che sono costate a Daniel Ricciardo il successo nel GP di Monaco fino alla paurosa fiammata nella gara di Moto2 del CEV, ma la più grande è inaspettate di tutte si è compiuta sicuramente lungo le 2,5 miglia dell’ovale di Indianapolis, con la firma di Alexander Rossi.

Alexander CHI? Ecco, partiamo da qui. Alexander Rossi è un 24enne californiano che i più attenti ricorderanno per 5 dimenticabili apparizioni in Formula1 con la derelitta Marussia, poi ribattezzata Manor. Miglior risultato un 12esimo posto lo scorso anno nella “sua” Austin. Una carriera come tanti, con la trafila nelle serie minori tra Formula BMW e GP2 sognando la F1. E già qui la prima curiosità: non sono tanti gli statunitensi che sognano la Formula1 invece della Nascar o di una delle altre serie USA a ruota scoperte.

Sfumato il sogno europeo, però, Rossi quest’anno è rientrato negli States, trovando un sedile grazie al grande ex Bryan Herta, che però era talmente a corto di soldi che per mettere un’auto in pista nella IndyCar Series ha dovuto chiedere aiuto, e fondersi, con lo storico rivale Michael Andretti.

E così Herta e Andretti hanno portato al via della 100esima edizione della 500 miglia di Indianapolis Alexander Rossi, debuttante nella gara simbolo dei motori a stelle e strisce, che si è disputata ieri come d’abitudine nella domenica che precede il Memorial Day. In 400mila hanno assistito nel catino dell’Indiana ad una gara tra le più belle ed incerte della storia: 54 cambi di leader, il secondo numero più alto della storia, 13 piloti differenti che si sono alternati in testa e la bellezza di 850 sorpassi effettuati in totale nel corso dei 200 giri.

Alla fine, grazie ad una strategia azzardata ma vincente, a spuntarla è stato proprio Rossi, appena il nono debuttante capace di vincere ad Indianapolis, il terzo negli ultimi 50 anni.

Rossi ha saputo dosare il carburante per tutti gli ultimi 36 giri, scalando una posizione dopo l’altra mentre tutti quelli che lo precedevano erano costretti ai box per il rifornimento. Al giro 197 si è ritrovato in testa, ma il difficile doveva ancora venire: il vantaggio sugli inseguitori era considerevole, ma il carburante pochissimo. E così Rossi ha ridotto l’andatura sperando di azzeccare il giusto compromesso tra risparmio e velocità che lo conducesse al traguardo con ancora secondi di vantaggio e qualche goccia nel serbatoio.

L’ultimo giro lo ha percorso a 179.784 miglia orarie, addirittura 45.5 miglia in meno del giro record, fatto segnare poco dopo metà gara dallo stesso Rossi. Ma è bastato per mantenere circa 4 secondi e mezzo di margine su Carlos Munoz, una vittoria per dispersione se si pensa che il margine medio negli ultimi 2 anni era stato inferiore ad un decimo di secondo.
Poi la festa con la classica bottiglia di latte ed il bacio alla brickyard. La “Centenaria” ha incoronato il novellino con una trama che sembra un film. Ma è realtà.

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