Anche Bjørndalen si inchina al tempo, re Ole appende la carabina al chiodo

Re Ole ha detto basta. Ole Einar Bjørndalen, il più grande biathleta di tutti i tempi, ha appeso la carabina al chiodo quasi di soppiatto. L’annuncio è arrivato in una conferenza stampa questa mattina all’Olympiatoppen di Oslo. L’uomo che ha riscritto la storia del suo sport ma soprattutto ha ridefinito i limiti della battaglia con il tempo, alla fine ha dovuto comunque cedere all’incessante avanzare dell’età: «Questa estate ho avuto un episodio di aritmia cardiaca, è stato il primo nella mia vita – ha raccontato – Tutto è tornato sotto controllo, ma poi ne ho avuto un altro. Ho risposto bene e sono stato aiutato adeguatamente, ma ho sempre dovuto rincorrere la forma. Gli episodi capitavano a riposo o nel sonno, mai sotto sforzo. La mia motivazione è la stessa di sempre – ha spiegato sua maestà Ole – avrei voluto proseguire ancora per qualche anno, ma questa è stata la mia ultima stagione. L’aritmia non è pericolosa, ma non mi consente di gareggiare più ad alto livello».

E così l’era dell’uomo di Drammen si chiude senza rumore e senza nemmeno un degno saluto in pista, che magari arriverà nei prossimi mesi. Per descrivere la carriera di Ole Einar Bjørndalen servirebbe mezza giornata, ma i libri della storia dello sport fanno già il loro dovere. Ma per inquadrare la figura per chi non lo conoscesse basti pensare ad un Martin Fourcade, forse ancora più vincente, in un’epoca in cui la concorrenza era ancora più spietata di ora.

Bjørndalen saluta a 44 anni, di cui 25 trascorsi in Coppa del Mondo. L’esordio il 18 marzo 1993 nell’individuale di Kontiolahti, dopo aver già vinto 3 ori ai Mondiali Juniores. Il 10 dicembre 1994 nella sprint di Bad Gastein è secondo, salendo per la prima volta sul podio. Il primo successo arriva ad Anterselva l’11 gennaio 1996 in un’individuale. Quella stessa Anterselva che per tanti anni chiamerà casa dopo il matrimonio – ora finito – con l’azzurra Nathalie Santer.

Sono i primi passi di una carriera epica. Arrivano 95 vittorie e 178 podi in 478 gare tra Coppa del Mondo, Mondiali ed Olimpiadi. Più un successo nella Coppa del Mondo di sci di fondo (tre i podi totali), a quasi 33 anni suonati. Tutti record ovviamente ancora imbattuti. Quindi 41 vittorie in gare a squadre – altro record – e soprattutto una collezione sterminata di medaglie iridate ed a cinque cerchi. 11 i titoli Mondiali individuali – 20 quelli totali – con 26 medaglie individuali, alle Olimpiadi 5 ori individuali (8 totali, primo all-time ex aequo con Bjørgen e Daehlie) e 9 medaglie individuali. E la ciliegina di una carriera epica arriva proprio alle Olimpiadi. A Salt Lake City, nel 2002, Ole vince tutto quello che c’è da vincere. All’epoca la mass start ancora non era nel programma, ed il norvegese fa quattro su quattro, conquistando sprint, inseguimento, individuale e staffetta. Un record ineguagliato, come lo sono anche quelli delle medaglie. Mentre i suoi 264 podi all-inclusive in carriera sono una cifra ancora irragiungibile per chiunque nel mondo degli sport invernali.

L’unica cosa in cui Martin Fourcade è stato capace di detronizzarlo sono le Coppe del Mondo. Ole ne ha in bacheca 6 assolute e 20 di specialità, in entrambi i casi è il secondo all-time. Ma alla sua “epoca” aveva anche contro un certo Raphaël Poirée.

A 42 anni suonati, nella stagione 2015/2016, gli ultimi grandi botti. Ad inizio stagione conquista l’individuale di Ostersund, che rimarrà la sua ultima vittoria in carriera, poi si mette al collo quattro medaglie mondiali: argento nella sprint e nell’inseguimento, bronzo nella mass ed oro in staffetta. L’ultimo sussulto il bronzo nell’inseguimento iridato del 2017, prima di un’ultima difficile stagione, che lo porta addirittura a mancare la qualificazione per le Olimpiadi di PyeongChang. Anche se con caparbietà ed orgoglio a Kontiolahti, dove debuttò 25 anni fa, subito dopo i Giochi Olimpici, è 12esimo per mostrare per l’ultima volta la sua classe senza tempo. Ma che il tempo, alla fine, ha costretto a fermarsi. Ora si dedicherà alla moglie, la campionessa olimpica bielorussa Darya Domracheva, ed ai figli, ma ha già anticipato anche di voler rimanere nel mondo dello sport. Servus, Ole!

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