L’ultima (o forse no) recita di Gigi Buffon

La carriera – almeno quella in Italia – di Gianluigi Buffon è ai saluti (foto Getty Images)

Quaranta anni già compiuti ed un palmarès debordante, inclusi una manciata di record. Oggi alle 15.00 Gianluigi Buffon scenderà in campo con la sua Juventus contro il Verona in una gara che non ha nulla da dire a livello sportivo ma molto a livello storico.

Per il portierone azzurro sarà infatti l’ultima partita in maglia bianconera dopo 17 anni, forse anche l’ultima della carriera. Così dovrebbe essere, in un mondo ideale, ma le sirene dei petroldollari del Paris Saint Germain ed il richiamo della chimera-Champions sembrano portarlo verso altre nazioni per prolungare una carriera che è già leggendaria.

Gigi Buffon bacia la Coppa del Mondo

Baby prodigio in maglia Parma, con il quale debutta in serie A a 17 anni contro il Milan, poi è diventato un’icona con la maglia della Vecchia Signora. Chiude – o forse no – con 9 scudetti (record assoluto), 6 Supercoppe Italiane, 5 Coppe Italia, 1 Coppa Uefa, 1 Mondiale, il secondo posto all’Europeo, 1 Europeo Under21 ed i Giochi del Mediterraneo. Cinque volte nominato portiere dell’anno – altro record, condiviso con Iker Casillas – e 6 volte secondo.

Il record di imbattibilità nella serie A a girone unico è suo (974 minut) come anche il record di presenze in maglia azzurra (176), quelle da capitano dell’Italia (80) e le 5 partecipazioni iridate, come solo Antonio Carbajal e Lothar Matthäus. 875 partite in carriera, 639 in serie A. Di queste 655 e 471 con la Vecchia Signora, di cui è il giocatore con più minuti giocati nella storia sia nel nostro massimo campionato sia in assoluto.

Portiere fenomenale, carismatico, precoce ed al tempo stesso longevissimo. Un portiere che sicuramente è già nella storia del calcio. Ma con due grandi macchie nel curriculum. La prima, ovviamente, è la Champions League. Il suo sacro Graal, più volte sfiorato ma mai acciuffato. Quelle orecchie su cui Gigi non è mai riuscito a mettere le mani, nonostante abbia disputato ben tre finali.

Shevchenko spiazza Buffon e regala la Champions al Milan, è solo l’inizio della sua maledizione dalle Grandi Orecchie

La prima, probabilmente, è anche la più dolorosa. Old Trafford, 2003. Nella finale-derby tutta italiana è il Milan a prendersi la Coppa ai rigori e l’immagine simbolo vede proprio Buffon spiazzato dal dischetto da Andriy Shevchenko nel penalty decisivo. Poi sarà la Spagna a dire di no a Gigi: nel 2015 il Barcellona vince 3-1 e si prende la Coppa, due anni più tardi è il Real Madrid conquistare il trofeo con la vittoria 4-1.

L’altra riguarda il Gigi Buffon fuori dal campo, più volte travolto da comportamenti non esattamente specchiati. Dalle maglie con simboli e numeri legati all’estrema destra dei tempi del Parma, al falso diploma che lo porta a patteggiare una pena pecuniaria, al coinvolgimento in un giro di scommesse clandestine fino alla doppia inchiesta UEFA per l’espulsione e le parole nel post-partita di Real-Juve.

Fatti che non tolgono nulla alla grandezza del portiere, ovviamente, ma che al tempo stesso reclamano cautela nell’ergerlo a simbolo di comportamento.

Ma oggi celebriamo la conclusione – sicuramente in Italia, forse in assoluto – di una carriera difficilmente eguagliabile. Con la speranza che Buffon sappia scegliere bene il momento in cui appendere i guantoni al chiodo, senza diluire una storia che è già negli annali per inseguire un trofeo che, in fin dei conti, poco o nulla sposterebbe nella valutazione complessiva della sua carriera.

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